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martedì 9 giugno 2020

Le mille soddisfazioni della vita da padre

Tra le tantissime cose che mi sono successe in questi interminabili anni di assenza dal BLOG, c'è n'è una che mi ha portato via tanto tempo, in cambio di pochissimi soldi. Manoel ha scritto un libro. Un libretto, per essere precisi. Un librettino di divulgazione scientifica*.

Bene.

L'altro giorno la Tipsy si è ritrovata tra le mani il libretto. E guardando la copertina ha iniziato a leggere a voce alta: "Maaaaaaaaanoooooooooeeeeeeeeeeellllllll Diiiiiiiiiiaaaaaaaaassssss".

Poi è rimasta in silenzio, sopracciglia aggrottate, per qualche secondo.

Poi ha guardato me, poi la copertina del libretto, poi ancora me.

"Babbo, ma questo qui è un altro Manoel, non sei tu, vero?"

Che dire. Son soddisfazioni.

_______________

* Ricordo alle mie numerose lettrici (e ai miei due lettori) che Manoel nella vita vera di lavoro fa lo scienziato.

lunedì 16 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 10)

VITA DA LETTORE DI M.

M. inizia leggendo Topolino. Poi, non appena le sue capacità tecniche migliorano al punto da consentirgli di smettere di far scorrere il dito indice sulla pagina mentre legge, passa ai libri di avventura. Il suo scrittore preferito è Emilio Salgàri. E il suo personaggio preferito dei libri di Salgàri è senza dubbio il flemmatico Yanez.

A un certo punto anche M., come tutti*, attraversa la fase J. R. R. Tolkien.

Ancora ragazzino (fine scuole medie?) legge 1984 di George Orwell, nonostante (o forse soprattutto perché) i suoi genitori gli avessero consigliato di leggerlo quando sarebbe stato più grande. Scopre che nei libri si possono anche trovare persone che fanno l'amore, e la cosa lo turba parecchio. Poco dopo viene turbato di nuovo aprendo il Giornale di guerra e prigionia di Carlo Emilio Gadda, che suo padre (cattolico) tiene sempre a portata di mano sul tavolino in salotto. Dentro quel libro ci sono bestemmie, proprio bestemmie, contro dio e la madonna, e M. non pensava quella fosse una cosa possibile**.

Al liceo succedono diverse cose interessanti. La prima è che a un certo punto suo padre gli mette letteralmente tra le mani un libro intitolato Il giovane Holden e gli dice, questo lo devi leggere. E M. lo legge. Per 6 volte. E lo trova ogni volta un libro incredibile. Poi, un compagno di scuola gli suggerisce di leggere i libri di un certo John Fante. Così, M. legge Chiedi alla polvere e capisce che ci sono degli scrittori  dei quali bisognerebbe leggere tutto. Proprio tutto.

Verso la fine del liceo M. legge, ascoltando il disco Second sight, dei Bass Desires, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsing, e capisce che si possono scrivere libri bellissimi anche senza avere una storia ben definita, ben strutturata.

Poi c'è la fase mistica Herman Hesse. Il gioco delle perle di vetro lo colpisce soprattutto per il fatto che non si capisca quale sia l'oggetto centrale delle elucubrazioni dei personaggi, ovvero il suddetto gioco delle perle di vetro.

Poi arriva Italo Calvino, e Queneau, con I fiori blu (tradotto da Calvino!), e M. sogna e sorride.

Dopodichè è quasi solo letteratura nordamericana. M. incappa per caso nella meravigliosa follia di Una banda di idioti, poi nello spudorato autobiografismo di Dave Eggers e la sua Opera struggente di un formidabile genio, poi è letteralmente travolto da Richler, Barth***, Franzen and Co.

Ma il libro che più lo segna, che più gli resta dentro è Infinite Jest, di David Foster Wallace****, libro del quale M. non sa parlare senza sentirsi inadeguato.

In un recente sussulto europeista, M. legge e adora La cognizione del dolore di Gadda e Viaggio al termine della notte di Celine. Due libri che M. ama associare in quanto pieni di una poesia impossibile. Ricercata e allo stesso tempo semplice e naturale. E con due delle più belle ultime frasi di sempre*****.

L'ultimo (in ordine cronologico di lettura) scrittore americano per cui M. ha sviluppato una dipendenza è Kurt Vonnegut.

Per concludere con un (importante) dettaglio, M. ha riso ad alta voce in luoghi pubblici per colpa di Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace, La versione di Barney, di Mordecai Richler, 1933 was a bad year, di Joh Fante. Per una questione di par condicio, M. sente di dover aggiungere che ha pianto leggendo L'incarico, di Raymond Carver e The corrections, di Jonathan Franzen.

__________

* Come tutti i maschietti.
** Ma si possono davvero scrivere delle bestemmie sui libri? E perchè il mio babbo li legge, questi libri? si chiedeva il giovane M., perplesso.
*** L'opera galleggiante è stata aggiunta allo scaffale.
**** Seguito a breve distanza da Freedom, di Franzen.
***** Che chiaramente non cito perchè non si possono svelare i finali, no?

domenica 4 marzo 2012

Anticipazione

Questa immagine l'ho trovata su Facebook, purtroppo non so quale sia la fonte originale. Peccato.




E ora un'anticipazione pubblicitaria. Leggetemi domani (come dovreste fare ogni giorno) per la recensione di Breakfast of Champions di Kurt Vonnegut!

Buon fine weekend a tutti.

martedì 28 febbraio 2012

Come leggere libri belli

Allora, oggi vi spiego, anzi vi insegno come fare a leggere dei libri belli. È una tecnica che ho affinato negli anni, ed è ora giunta alla perfezione assoluta. Funziona. Funziona perfettamente. Quindi, se seguirete la procedura in 4 passi successivi che vi spiegherò, anzi vi insegnerò qui sotto, la vostra vita di lettori svolterà (in meglio, s'intende...).

Sentitevi liberi di inviarmi ringraziamenti (anche sotto forma di denaro) scrivendomi un messaggio sul nuovissimo account Facebook Manoel O. Dias (di modo che possa darvi le mie coordinate bancarie per il bonifico).

FASE 0 -- IL TEMPO

Per leggere dei bei libri, come prima cosa, bisogna avere il tempo di farlo. Se non si ha il tempo di leggere, uno può pure avere scaffalate e scaffalate di libri meravigliosi in casa, ma non ne leggerà nessuno. [Dite la verità, non vi aspettavate una roba così profonda e ragionata, eh? Mai sottovalutarmi! Mai!]

Io leggo in metro. Tutte le mattine e tutte le sere. Dal lunedì al venerdì. Quando vado al lavoro e quando torno dal lavoro. Sono circa 35 minuti all'andata, e lo stesso al ritorno. Devo cambiare linea a un certo punto, quindi i minuti effettivi sono di meno. Ma bastano.

FASE 1 -- L'ACQUISTO

Per leggere dei bei libri, è necessario acquistare, o prendere in prestito, dei bei libri. [Dite la verità, dopo quanto vi avevo detto sopra, non vi aspettavate di certo che la profondità e sagacia dei miei consigli potesse migliorare, vero?].

Io acquisto. Perché poi mi affeziono al libro e mi secca restituirlo. Però l'acquisto non è fondamentale, potete anche prendere i libri in prestito da un amico o un'amica, o andare in biblioteca. Insomma, fate un po' come cazzo vi pare.

Io acquisto molti libri usati. Non per tirchieria. Direi che è più che altro snobismo.

Per acquistare un libro bello il mio consiglio è questo: fidatevi. Fidatevi dei consigli della gente di cui ci si può fidare. Fidatevi dei pareri affidabili. Fidatevi delle dritte delle persone scaltre.

Vi faccio un paio di esempi.* Per esempio: se un libro ha vinto il Pulitzer Prize for Fiction, ci sono buone probabilità che non sia male. Altro esempio: se Pinco Pallino ha vinto il premio Noble per la Letteratura, non è da escludere che i libri di Pinco Pallino possano essere molto buoni. Poi: se tutte le riviste di letteratura intellettualoidi e fighette e puzza-sotto-al-nasate parlano bene di un libro, beh, potrebbe essere che il libro non sia da buttare via.

Eccetera.

Ecco. Questo intendo quando dico di fidarsi.

FASE 2 -- IL LUTTO POST LIBRO

Questa fase apparentemente inutile è in realtà estremamente importante. Il giorno che finisco un libro, proprio non riesco a iniziarne un altro. E questo non dipende nemmeno dall'ora in cui lo finisco, il libro. Non dipende da quanto mi sia piaciuto. Né da quanto fosse lungo, allegro, triste o whatever. Anche se finissi un libro alle 8 di mattina, so che non leggerei nient'altro fino alla mattina dopo.

Questo è il cosiddetto lutto post libro.

Se non lo fate già provateci. È bello. Dà tempo per rimuginare un po' sul libro appena letto. Per decidere quanto ci sia piaciuto. Eccetera eccetera.

Se aspettando il mattino dopo vi annoiate, fate altro. Giocate con l'iphone, mangiate cioccolata, o guardatevi a ripetizione video di Teledurruti.** Io faccio così.

FASE 3 -- LA SCELTA

La scelta del nuovo libro da leggere va fatta al mattino, appena sveglio. Mi alzo, mi faccio la doccia (ma non la barba), mangio uno yogurt (Activia, perché mi piacciono, non per stitichezza) e già pregusto il momento. Il momento in cui tutte le elucubrazioni della sera prima verranno spazzate via, tutti i "potrei leggere questo" avvenuti prima di adesso saranno ritenuti non validi, il momento in cui sarò lì in piedi di fronte allo scaffale a ispezionare le scritte su una fila di dorsetti colorati.

Succede sempre la stesa cosa. Scelgo il libro, lo infilo nella tasca della giacca, poi mi metto sciarpa e guanti, tracolla del laptop, apro la porta di casa e poi cambio idea. Torno allo scaffale, ai dorsetti colorati. Cambio libro. Così. Non so perché. E poi esco.

Di solito, il primo giorno che leggo un libro, mi dimentico di portarmi dietro un segnalibro. Succede quasi sempre, quasi tutte le volte. E me ne accorgo sempre alla fermata di Invalides, dove cambio metro. Merda! - penso richiudendo il libro e uscendo dal metro - il segnalibro! e cerco di memorizzare il numero della pagina perché - si sa - è vietatissimo fare le orecchie ai libri. Di solito me lo ricordo, il numero, perché è quasi sempre un numero basso e vicino al 10.

__________

* Illuminanti.
** Teledurruti mi manca tantissimo. Tantissimo.

domenica 8 gennaio 2012

Le domeniche pomeriggio

Arrivo al binario e il treno è li. Il treno è già li e sta per partire. Accenno un inizio di corsa ma il treno se ne accorge, suona la sirena, chiude le porte, e se ne va. E io resto sul marciapiede a guardargli il culo che si infila nel tunnel del metrò. Ueeeeeng! è metallico il suono della sirena. Il suono che fa il treno quando chiude le porte e ti lascia lì. È metallico. 

Sono a Saint Michel-Notre Dame e ho appena perso la RER C.

Cazzo.

Il piano era perfetto, calcolato nei minimi dettagli, ma si è arenato allo step uno. Ero di ritorno dall'aeroporto Charles de Gaulle (T3) dove avevo accompagnato Quello Schianto Di Donna Che È La Mia Donna (in breve: QSDDCÈLMD) che ripartiva cazzo ripartiva dopo due settimane di vacanza parigine. Ripartiva.

Cazzo.

E poi la domenica pomeriggio. Cristo, la domenica pomeriggio è già abbastanza triste per conto suo, e se ci sono pure schianti di donne che partono diventa davvero troppo. Troppo triste. Quindi ci voleva un finale di pomeriggio, ci voleva un finale di pomeriggio che mi facesse stare bene, che mi facesse stare tranquillo, un bel finale di pomeriggio, un finale di pomeriggio che ti coccola.

Quindi il piano era mettermi ad annusare le pagine ingiallite di vecchi libri, perdermici in mezzo, sfogliarle, e magari portarmi a casa qualcosa. Eccolo il piano. Tutti i primi weekend di tutti i mesi alla biblioteca americana di Parigi c'è un mercatino di libri usati. Te li tirano davvero sulla schiena, i libri usati, lì, a uno o due euro l'uno. Usati e ingialliti, alcuni, quelli più vecchi.

Ora, sarebbe bastato semplicemente aspettare la RER C successiva e salirci sopra e scendere a Pont de l'Alma eccetera eccetera ma perdere il treno per un soffio proprio mi mette di pessimo umore e quindi ho detto - sai che ti dico, biblioteca americana, lo sai che ti dico? salgo su e vado da Shakespeare and Company, e 'fanculo alla biblioteca americana.

Sono salito su,  aria, Parigi, e Shakespeare and Company è proprio un bel posto, solo che c'è sempre troppa gente, molti turisti che non sono lì per i libri ma sono lì perché le guide turistiche gli dicono di andarci, lì. Quindi ho messo le cuffiette dell'ipod, e non sentivo più i turisti che parlottavano tra di loro. È un po' come essere un pesce in una boccia di vetro piena d'acqua quando si mettono le cuffiette nei posti affollati. Tutti parlano e si muovono ma tu non senti nulla, tranne la musica. Credo che essere un pesce assomigli a questo.

Insomma.

Ci sono dei libri usati a Shakespeare and Company. Mescolati sugli scaffali di legno in mezzo ai libri nuovi. Si riconoscono perché alcuni di loro hanno scritto su un etichetta appiccicata sul dorso USED OCCASION, proprio così, USED OCCASION tutto maiuscolo. Altri invece si riconoscono perché è ovvio che siano vecchi, è ovvio che siano usati.

E ho trovato un libro che volevo leggere e di cui se ne parlava proprio l'altro ieri, a cena, da amici. "Leggi quel libro" mi diceva F., l'amico di QSDDCÈLMD, "leggi quel libro". E altri due, due libri dello stesso autore, che secondo me è un grandissimo. E alcuni critici dicono che abbia scritto tutti i suoi libri "a coppie", a due a due, e questi due qui credo proprio siano una coppia. Incredibile, no?

Insomma mi è andata proprio bene.

Kurt Vonnegut Jr, Breakfast of Champions, 6 euro.
John Barth, Lost in the funhouse, 4 euro.
John Barth, Chimera, 6 euro.

Non poteva andare meglio.

Davvero.

martedì 20 dicembre 2011

Buoni propositi

Carissimi,

sono già quattro o cinque giorni che non posto nulla. Non è facile mantenere un ritmo costante di posting, specialmente quando c'è un weekend di mezzo, specialmente quando ci sono mille cose da finire prima del santo natale ecc ecc.

Ho ripensato alla rubrica sui libri presentata nell'ultimo post (e ancora ferma ai blocchi di partenza). Ho deciso di impormi un numero minimo di post per quella rubrica: uno al mese. Però ci sono anche dei mesi in cui io un libro intero non lo leggo (tipo questo mese sto lottando con un tomo da 900 pagine, e non è detto che riesca a leggerlo tutto prima del 31). Quindi ho deciso di affiancare alla rubrica "Books I read" una seconda rubrica, uguale per struttura e contenuti, che si intitolerà "Lo scaffale".

Nella rubrica "Lo scaffale" recensirò i libri essenziali, i libri fondamentali che ho letto nella trentina di anni di vita da lettore che ho vissuto. La rubrica si chiama così perché a casa mia, chez moi, c'è uno scaffale apposta per questi libri.

Bene. Però dovete aiutarmi a mantenere il ritmo regolare e costante. Quindi cazziatemi se non recensisco un libro al mese.

Inizio a gennaio con Underworld di De Lillo (sempre che riesca a finirlo...) oppure con Slaughterhouse 5 di Vonnegut (che sta sullo scaffale).

Ecco. Visto che bravo? Vi dò pure le anticipazioni...

Questo è il mio buon proposito (un altro!) per il 2012.

giovedì 15 dicembre 2011

Nuova rubrica: Books I read

Cari,

ho deciso che da questo momento un'altra rubrica affiancherà quella sugli aeroporti (qui).
La rubrica si intitolerà "Books I read". Seguirà il solito numero progressivo (esempio: Books I read 1, Books I read 2, ecc ecc). Il titolo della rubrica è in inglese e il motivo dell'inglese è piuttosto semplice: ho voglia di menarmela un po'. Ho voglia di far l'ammmericano.

Vi dico questo (il fatto che me la meno) perché sia chiaro a tutti che sono uno che se la mena un po' che però sa di menarsela, il che rende la situazione del tutto diversa da quella in cui uno se la mena e basta.

Comunque.

La rubrica verrà scritta ogni volta che finirò di leggere un libro e conterrà una breve recensione soggettiva (ma insindacabile!) del libro stesso.

La struttura del post/recensione sarà all'incirca così.

_____________

Autore: Nome Autore
Titolo: Titolo libro
Pagine: Numero pagine

La frase: Una frase bella presa dal libro

Breve recensione del libro.

Scaffale?     [  ] si     [  ] no     [  ] ci devo pensare un po'

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Come vedete, niente stelline o classifiche. Troppo difficile per i libri. Vi dirò solo, alla fine del post, se il libro merita o meno di essere esposto sullo scaffale-dei-libri-essenziali che ho da qualche parte a casa mia.

Vi anticipo che ora sto leggendo Underworld di Don DeLillo che ha quasi 900 pagine. Sono a buon punto ma mi ci vorrà ancora un po'.

Abbiate pazienza.

venerdì 9 dicembre 2011

L'irritante pigrizia di Nick

Sono un po' arrabbiato con Nick Hornby.

Già.

Espongo la questione. C'è una rivista americana molto bella che si chiama The Believer. Parla di letteratura e altro. È proprio bella, sia come contenuti, che come design, e anche l'odore e la sensazione tattile delle pagine sono favolosi. Quindi, per tutti questi motivi, la compro quasi sempre.

Bene.

Nick Hornby tiene una rubrica fissa su The Believer che si intitola Stuff I've been reading (per esempio: qui). La rubrica parte con due liste: i libri che Nick Hornby ha comprato nel mese precedente e quelli che ha letto. Segue recensione dei libri letti. Devo dire che quando compro The Believer la prima cosa che faccio è sfogliare sfogliare e sfogliare fino alle liste dei libri...

Bene.

Nel numero di Ottobre 2010, ripeto: Ottobre 2010 (più di un anno fa!), Nick Hornby ha annunciato di aver acquistato Barney's version di Mordecai Richler. Per chi non lo sapesse, la versione di Barney è un libro clamoroso. Uno dei più belli che abbia mai letto. Sta nello scaffale dove tengo i libri essenziali per vivere. Superato lo stupore iniziale ("ma come? non lo ha ancora letto?") ho iniziato a pregustare l'imminente recensione.

Bene.

Il punto è che sto aspettando da più di un anno che Nick Hornby legga 'sto cazzo di libro e scriva qualcosa su Stuff I've been reading, e invece non lo fa...

Che cazzo.

Quindi, come dicevo più su, sono un po' arrabbiato con Nick Hornby.

mercoledì 23 novembre 2011

Tapis roulant

Questo post parla del tapis roulant che collega la stazione della metro 13 di Parigi Invalides a quella, omonima, della RER C. Si, avete capito bene, questo post parla di un tapis roulant. Ma non uno qualsiasi. È un tapis roulant che conosco bene, forse quello che conosco meglio, perché mi trasporta ogni giorno, per due volte - da sinistra a destra al mattino, e da destra a sinistra la sera - quando vado e torno dal lavoro.

Bene.

Il tapis roulant che collega la stazione della metro 13 di Parigi Invalides a quella, omonima, della RER C, è uno di quei tapis roulant lunghissimi. È davvero lunghissimo. E ha questo tunnel tutto attorno, che quasi non se ne vede il fondo. E la gente ci cammina sopra, al tapis roulant, per andare più in fretta, per arrivare prima nel posto in cui sta andando, per risparmiare tempo, o per altri motivi che non so.

Ecco, c'è una cosa che mi piace fare, certe mattine, quando arrivo lì, nel tunnel lunghissimo che collega la metro 13 alla RER C. Mi piace arrivare al tapis roulant, salirci e stare fermo, non camminare, non fare niente. Tirare fuori il libro dalla tracolla e mettermi a leggere.

È bello leggere e vedere con la coda dell'occhio le pareti del tunnel, i manifesti, e le piastrelle bianche che si alternano una dopo l'altra passandomi accanto. Mi piace stare lì, fermo, in piedi, e leggere sentendo il cigolio del nastro trasportatore che scorre, e le piccole irregolarità nella struttura che sta sotto al nastro che spingono leggermente sui piedi mentre ci passano sopra. Mi piace starmene li fermo mentre la gente mi passa accanto, mentre tutto si muove, compreso il suolo sotto ai miei piedi. Tutto si muove tranne me, che me ne sto fermo a leggere.

Si possono leggere un paio di pagine, così. E a me piace.





La foto l'ho presa qui.

lunedì 21 novembre 2011

Amore, aeroporto, De Lillo & canelé (olé!)

Oggi quello schianto della mia donna è partita per tornarsene a casa (a 1500 km da qui: cazzo, cazzo e cazzo) prendendo il primo volo del mattino (cazzo, cazzo e cazzo).

Io, essendo un grandissimo signore, l'ho accompagnata all'aeroporto (quello di Orly, terminal ouest, per l'esattezza). È stato davvero un gesto di grande signorilità il mio, dato che di solito per alzarmi dal letto ci vogliono le cannonate e che mi alzo a orari vergognosi (vi dico solo che in media arrivo al lavoro verso le 11...). Insomma, ci siamo alzati alle 5.30 (Cristo... 5.30... Era ancora buio! Devo essere davvero innamorato...) e siamo andati in aeroporto. Abbiamo fatto colazione da Paul, mangiando come due maiali (2 croissants, un canelé, un pain au chocolat, cappuccio e cioccolata calda e vaffanculo a [nell'ordine]: crisi, austerity, linea&forma-fisica, manovre finanziarie e governi tecnici vari).

Parentesi. Il canelé è una roba strepitosa che tutti dovrebbero provare. Davvero. Sono serio. Se vi capita di passare dalla Francia andate da Paul e mangiatevi un canelé. Mi ringrazierete.

Poi, dopo baci e abbracci che sarebbero sembrati eccessivamente sdolcinati anche a un pre-adolescente in calore, lo schianto di donna si è imbarcata e io me ne son tornato tristemente a Parigi senza pagare il biglietto della RER C (iniziare la settimana trasgredendo dà quello slancio necessario ad arrivare al venerdì con ancora qualche energia residua).

Sulla RER C ho letto un po' Underworld, di De Lillo.

E meno male che De Lillo è un grande e che l'inizio di Underworld è meraviglioso, con la finale di baseball, e Frank Sinatra e Edgar J. Hoover che se la guardano mangiando hot dogs e bevendo birra, e il ragazzino sul tetto che ascolta la telecronaca alla radio, e la pallina che vola tra gli spalti all'ultimo inning e tutto quanto esplode...

Che inizio strepitoso!

Gran libro.

Mano male, va...

Sennò, dato l'inizio della mattinata "bye bye love", mi sarei intristito...


sabato 29 ottobre 2011

La balena & friends




"All this happened, more or less". 

Ci sono certi libri che se uno li apre e legge la prima frase sa già di avere tra le mani un capolavoro. Non sono tanti, i libri così. Gli inizi strepitosi dei libri sono quelli che ti tengono lì, incollato a leggere. Sono gli inizi che in un serto senso hanno già tutto quanto dentro, che ti dicono già come sarà tutto il resto. Sono quelli che uno poi si ricorda, trattiene dentro di se, per anni (sono troppo giovane per dire per sempre?)...

Ricordo ancora l'inizio bruciante de Il giovane Holden:
If you really want to hear about it, the first thing you'll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don't feel like going into it, if you want to know the truth.
Avevo 14 o 15 anni, o giù di li, e mi lasciò proprio secco. Il vecchio Holden... Lessi il libro un sacco di volte (sette, credo) e ancora oggi è uno dei ricordi letterari più vivi in me.

Un altro incipit incredibile è quello di Chiedi alla polvere di John Fante, con uno spaesatissimo Arturo Bandini in preda a rovelli esistenziali non da poco, risolti magistralmente:
One night I was sitting on the bed in my hotel room on Bunker Hill, down in the middle of Los Angeles. It was an important night in my life, because I had to make a decision about the hotel. Either I paid up or I got out: that was what the note said, the note the landlady had put under my door. A great problem, deserving acute attention. I solved it by turning out the lights and going to bed.
Poi come si fa a non ricordare Calvino ne Il barone rampante:
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave.
e il Cosimo Piovasco di Rondò che, incazzatissimo, pur di non mangiarsi le lumache si arrampica su un albero e non torna più giù. Mai più!

E poi c'è la meravigliosa perfezione dell'incipit di Cent'anni di solitudine:
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era cosí recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. 
Wow...

Comunque.

Mi è appena successo di aprire un libro, leggere la prima frase, il primo paragrafo, e pensare: corpo di mille balene!, allora è proprio vero che questo qua è un capolavoro... Lo so, lo hanno letto tutti e avrei dovuto averlo già letto pure io, me ne vergogno, comunque eccolo qui:
Call me Ishmael. Some years ago—never mind how long precisely—having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world. It is a way I have of driving off the spleen and regulating the circulation. Whenever I find myself growing grim about the mouth; whenever it is a damp, drizzly November in my soul; whenever I find myself involuntarily pausing before coffin warehouses, and bringing up the rear of every funeral I meet; and especially whenever my hypos get such an upper hand of me, that it requires a strong moral principle to prevent me from deliberately stepping into the street, and methodically knocking people's hats off—then, I account it high time to get to sea as soon as I can. This is my substitute for pistol and ball. With a philosophical flourish Cato throws himself upon his sword; I quietly take to the ship. There is nothing surprising in this. If they but knew it, almost all men in their degree, some time or other, cherish very nearly the same feelings towards the ocean with me.

Anche i finali sono chiaramente importantissimi. L'ultima frase di un libro può essere potentissima, dolcissima, violentissima, poeticissima, amarissima e tante altre cose... A volte l'ultima frase è così bella che dopo aver chiuso il libro non riesco a leggere più niente per giorni... 

Solo che i finali, si sa, non si possono raccontare...


Ecco. Tutto questo per dimostrare che Bisognerebbe Leggermi Ogni Giorno non è un blog di basso livello. Anzi. È una roba sofisticata e culturale, con tanto di citazioni letterarie - talvolta in lingua! per giunta.

Quello che proprio non riesco a capire è come mai questo blog non sia ancora diventato il più popolare d'Italia...

Che dire... So it goes...

"Poo-tee-weet?"