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giovedì 11 giugno 2020

L'ebbrezza della normalità

Ieri sera, dopo svariati mesi, la famiglia Dias è finalmente uscita per recarsi al baretto di fiducia, gestito da Cesar, un ruvido ma meraviglioso signore portoghese. Ed è stato bello vederlo sorridere da dietro la mascherina, mentra diceva alla Tipsy: ma come sei cresciuta!

Dopo un paio di birrette e chiacchiere con amici siamo rientrati a casa, senza nessuna voglia di preparare la cena. Vado da Farhat, il libanese, e prendo qualcosa da mangiare, ho detto. Il ristorante di Farhat non ha tavoli all'aperto, e quindi può solamente vendere il suo cibo da asporto, e in più per entrare dentro al ristorante e ordinare è obbligatoria la mascherina. Entrando, quindi, cerco di infilami la mascherina ma l'elastico si incastra negli occhiali rischiando di farli cadere.

"Poutain!" è stata quindi la prima cosa che ho esclamato varcando la soglia, mentre lottavo ancora con l'elastico.

E Farhat, appoggiato al bancone, braccia conserte e immacolato vestito bianco da chef, ha detto: "Eh sì, amico mio, di questi tempi va proprio così: poutain!"

mercoledì 18 novembre 2015

Parigi, oggi

Un breve post per comunicare ai miei numerosi lettori e ancor più numerose lettrici, che Manoel, L. e la Tipsy sono sani e salvi. Stiamo bene.

Lunedì è ricominciata la vita "normale", dopo un weekend passato col fiato sospeso, a sbirciare le notizie su internet sugli attentati.

Insomma lunedì mattina ho portato la Tipsy alla crèche (l'asilo nido). All'ingresso della crèche c'è questa lavagna sulla quale si possono leggere i messaggi della direttrice ai genitori. Di solito sono messaggi cordiali e formali che si concludono con: "La direttrice della crèche: Mme Nome Cognome".

Invece lunedì mattina la lavagna era tutta bianca e pulita tranne una scritta a caratteri cubitali, al centro:

KEEP ON ROCKIN'

seguita dalle iniziali della direttrice, in basso a destra.

Quindi, cari tutti, let's keep on rockin'. Let's keep on rockin'.

lunedì 18 novembre 2013

Annunciaziò annunciaziò!

Sfogliando l'articolo Auditory development in the fetus and infant, di Graven e Browne (2008) leggo:
The auditory system in the human fetus and infant has its own developmental sequences. The anatomical or structural parts of the system develop early. The structural parts of the cochlea in the middle ear are well formed by 15 weeks' gestational age and are anatomically functional by 20 weeks' gestation.
ed è per questo che, per stare proprio sul sicuro, la settimana scorsa io e L. siamo andati a sentire Bob Dylan.

martedì 14 febbraio 2012

Il Network è il futuro. Il futuro è il Network.

Networking è la parola d'ordine, oggi. Costruire connessioni, rafforzare relazioni, allargare gli orizzonti, alimentare e espandere la rete di contatti. Networking vuol dire possibilità. Più possibilità. Vuol dire idee che si muovono, che viaggiano dentro fibre ottiche, codici binari che sfrecciano da un angolo all'altro del globo, portando con sé informazione. Zero uno zero uno zero uno. All'infinito. Networking significa idee che si incontrano. Idee che si confrontano e mutano e crescono e cambiano il mondo. Networking è rapidità. Networking è razionalizzazione, efficienza, ottimizzazione. Dinamismo. Velocità.

Networking è futuro. E non c'è futuro senza networking.

Per quello ci sono i social network professionali. Come Linkedin. Per aprire le porte. Per far diventare la realtà un caleidoscopio di opportunità. Per dirci e farci capire che il futuro è adesso, e che siamo giovani, sì!, giovani, perché il futuro può essere nostro. Adesso.

Bene. Ma ora basta con le puttanate. Parliamo seriamente.

Oggi, annoiatissimo di Facebook, ho cliccato su Linkedin e ho visto, tra i suggerimenti:
F.G., pensionato.
Just joined Linkedin.
1 connection.
F.G. è il mio babbo. Ha quasi 69 anni. E a quest'ora (11.56pm) molto probabilmente dorme (russando) sul divano davanti alla TV. Lui probabilmente non lo sa, ma con questo gesto eversivo ha polverizzato Linkedin. Lo ha frantumato. Ha gridato che il re è nudo.

Linkedin, statemi bene a sentire, è roba da pensionati!

Mi sono fatto una grandissima risata e gli ho chiesto il contatto. Che un pensionato nel Network non fa mai male.

Non so a voi, ma a me questa cosa è sembrata meravigliosa.

E il mio babbo è un genio (e questo lo sa).

lunedì 13 febbraio 2012

L'educazione dei fanciulli

Leggendo questo post di volevofarelarockstar mi è venuta in mente una cosa.

Quando io e mio fratello P. eravamo piccoli, quindi un bel po' di tempo fa, ad un certo punto in casa mia cominciarono a sentirsi troppe parolacce. Sostanzialmente, a parte mia mamma, tutti dicevamo un sacco di parolacce. E si sa che non è bello esporre e/o abituare giovini animi candidi allo sproloquio. Quindi, in un apprezzabilissimo sforzo moralizzante, mia mamma istituì una multa di 50 lire per ogni parolaccia pronunciata. Il ricavato di questa campagna moralizzante sarebbe stato devoluto a non meglio identificati "bambini poveri".

[Permettetemi qui una breve divagazione. Ricordo che avevamo un barattolo di vetro a testa, io e mio fratello, da bambini. Sul barattoli erano appiccicate le figurine, ritagliate dalle pagine di Topolino, dei nostri rispettivi personaggi preferiti della Disney. Questi barattoli avevano dentro delle monete, che erano i nostri risparmi. Poi c'era un terzo barattolo, un po' più grande se non ricordo male, che era per i non meglio identificati "bambini poveri" di cui sopra. Per una questione di equità e cortesia, era stato deciso di appiccicare anche su quel barattolo una figurina ritagliata da Topolino, che era, immagino, quello che a nostro avviso sarebbe dovuto essere il personaggio Disney più popolare in orfanotrofi, baraccopoli, case popolari e così via. Non ricordo cosa ci fosse sul mio barattolo, né su quello di mio fratello, ma su quello dei bambini poveri c'erano Qui, Quo e Qua. Ricordo anche che una volta mia mamma dovendo uscire per fare la spesa aprì il portafoglio e si accorse di non avere contante. Ricordo anche che il mio suggerimento, "prendi i soldi dei bambini poveri!", non fu preso in considerazione.]

Insomma, l'idea era unire due nobili intenti: la purificazione del linguaggio utilizzato attorno al focolare domestico e aiutare i bisognosi. Chiaramente, trattandosi di soldi, serviva un tesoriere. Un amministratore. Ed essendo mio fratello il più piccolo della ditta, e quindi anche presumibilmente l'animo più puro, venne affidato a lui il compito di riscuotere i pagamenti. Aveva pure un foglietto dove segnava a matita le parolacce di ogni componente della famiglia ("Maaaammaaaa! Deficiente è una parolaccia?"). Le multe venivano riscosse e depositate nel barattolo di vetro con sopra Qui, Quo e Qua.

La cosa non funzionò. Probabilmente a causa della scarsa pressione esercitata da una sanzione di 50 lire. Diciamocelo, 50 lire sono uno scarso disincentivo. Anche per un bambino di 7 anni. Comunque, ricordo benissimo che quando mio babbo si incazzava cercava mio fratello, lo trovava e, con gli occhi iniettati di sangue e fuori dalle orbite, gli sbatteva sul tavolo 50 lire e poi (dopo, lo faceva dopo, gesto ammirevole!) sparava una gran parolaccia. Talvolta servivano anche più monete. Nel caso mio fratello non fosse a portata di mano poteva anche capitare che mio babbo urlasse, da un piano all'altro della casa dove vivevamo un: "P.! Segna!" e poi giù con la parolaccia (sempre chiaramente udibile dalle vergini orecchie di P., che allora avrà avuto 7 o 8 anni, e dalle mie, di un anno più anziane).

Devo dire che ci siamo divertiti.

Alle volte mia mamma, la furia moralizzatrice, si incazzava pure lei di fronte a queste palesi violazioni della legge domestica da lei (inutilmente) introdotta, però altre volte semplicemente scappava da ridere anche a lei. E non riusciva a nasconderlo. Quindi poi ridevamo tutti.

È stato un momento molto educativo. Davvero. Lo dico seriamente.

Però non ho mai capito dove finissero i soldi che mettevamo nel barattolo di Qui, Quo e Qua.

lunedì 31 ottobre 2011

Il tempo stringe

Il Guardian dice che le Nazioni Unite hanno resi pubblici i risultati di una ricerca sul tasso di crescita della popolazione mondiale da qui al 2100. Eccovi un po' di dati interessanti:

  1. nel 2100 saremo (pare) oltre i 10 miliardi, dominati dall'Asia (4,6 miliardi) e dall'Africa (3,6 miliardi). Però la crescita dell'Asia si arresterà, mentre quella dell'Africa esploderà;
  2. l'Europa farà una pessima figura con 675 mila abitanti (quasi il 9% in meno di oggi);
  3. tutte le nazioni d'Europa sono classificate come nazioni a "low-fertility rate" (sostanzialmente significa che ogni donna ha, in media, meno di una figlia che sopravvive fino all'età fertile), con due notevoli eccezioni: Islanda e Irlanda. OK, in Irlanda sono cattolici ecc ecc, ma in Islanda? Mi piacerebbe capire perché... Sarà il freddo? Chissà...;
  4. misteriosamente, la popolazione al Vaticano crescerà del 5,5% circa. Non è chiaro dall'articolo se le cause di questa crescita siano naturali o soprannaturali...
Bene. Dopo avervi fatto dono dei miei impeccabili e profondissimi commenti a questo autorevole studio, vi volevo raccontare un'altra cosa. E cioè che lo studio mostra pure un grafico che rappresenta l'andamento del fertility rate da qui al 2100. Il fertility rate medio è in picchiata: circa 5 figli per donna nel 1950, mentre nel 2100 la previsione è di soli 2 figli.

Quando la mia ragazza ha visto il grafico ha sgranato gli occhi e ha gridato: "Amore, dobbiamo sbrigarci!".

[E qui ci vorrebbe una faccina, a.k.a emoticon, con gli occhi levati al cielo].

Comunque ho controllato: anche se il fertility rate medio calerà, per l'Europa è prevista una leggera crescita. Ma ho come la vaga impressione che questo non la tranquillizzerà, la mia ragazza...

giovedì 27 ottobre 2011

Voglio andare lontano

Stamattina mi ha telefonato, a sorpresa, la mia zia. Abbiamo fatto due chiacchiere poi le ho chiesto come sta la mia pro-zia. La mia pro-zia ha 95 anni, da mesi è a letto, e molto molto rincoglionita. La mia pro-zia... anzi, chiamiamola semplicemente zia, come ho fatto io per tutta la vita... Insomma, la mia zia è stata una delle donne più energiche che io abbia mai conosciuto. Fino a pochissimo tempo fa usciva da sola per fare la spesa e ha smesso di usare la bicicletta a più di novant'anni. Mi faceva troppo ridere il fatto che la sera andasse a letto tardissimo per guardare la tv e che poi al mattino si svegliasse tardi e facesse colazione con la sua sorellina (la mia nonna che è pure più vecchia di lei di qualche anno) a mezzogiorno, come due ragazzine che la sera prima hanno fatto bagordi. Quando qualcuno le ricordava che, data la sua età, la morte, inevitabilmente, non avrebbe tardato ad arrivare, lei faceva vistosissimi e plateali scongiuri, e sostanzialmente mandava l'interlocutore a fare in culo con frasi in dialetto non proprio finissime. Insomma, un missile di donna.

Ora è a letto, rincoglionitissima, e la mia zia (l'altra, non la pro-zia) mi ha detto che i suoi momenti di lucidità sono ormai quasi scomparsi del tutto, e che si limita a dire qualche frase ogni tanto, spesso senza un gran senso. E a mangiare. Con grande appetito. Giuro.

Insomma, ieri la zia le ha detto, all'altra zia: "Voglio andare lontano". E la cosa mi ha fatto sorridere, perché l'ho riconosciuta, è ancora lei, un missile. Non vuole morire, ci mancherebbe, ma vuole "andare lontano".

La dottoressa di famiglia, che ogni tanto la va a visitare, oramai si limita solo a constatare il perfetto stato di cuore e funzioni vitali e a confermare, incredula, che la zia è proprio un missile.