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venerdì 5 giugno 2020

COVID-19

Carissime.

Carissimi.

Ci siamo lasciati nel lontano Novembre del 2015, all'indomani dei drammatici attacchi terroristici a Parigi.  Nei mesi ed anni seguenti, il terrorisomo islamico internazionale è stato considerato  il pericolo numero uno per l'occidente. Tutti i mezzi di comunicazione di massa, all'unisono, ci hanno martellati con inquietanti notizie su uno Stato Islamico in espansione,  su foreign fighters che andavano e venivano tra i campi di battaglia siriani e le nostre città, sui lupi solitari, ovvero tranquilli e sorridenti vicini di casa arabi che da un giorno all'altro si sarebbero potuti trasformare in invasati kamikaze. Eccetera.

Più o meno nello stesso periodo iniziava la crisi dei migranti, resa ancora meno gestibile, anzi certamente amplificata da accadimenti quali la morte di Gheddafi e la guerra in Siria. Le prime pagine dei giornali si sono riempite di barconi stracarichi di miseria fermi al largo della Sicilia. E di leghisti intenti a farsi dei selfie. Eccetera.

Poi c'è stato un periodo probabilmente abbastanza breve, ma che a me è sembrato non passare mai, durante il quale non appena qualcuno cercasse di informarsi su qualsiasi questione, si vedeva parare davanti lo sguardo torvo di Greta Thunberg. Quello sguardo che era un'incrocio tra un "ricordati che devi morire", un "lo so benissimo che sei stato tu", o anche un "è tutta colpa tua". Eccetera.

Bene, ora la domanda che mi (vi) pongo è la seguente. Dove sono finiti tutti quanti? Terroristi, migranti, leghisti e ambientalisti. Dove sono finiti?

Chiedo per un amico.

venerdì 16 agosto 2013

Tipi da spiaggia 1: l'islamico al bar

Manoel è da ieri in vacanza. E inizia quindi una nuova rubrica di B.L.O.G. nella quale verranno raccontati gli incontri fatti durante queste 3 settimane di ferie. Il titolo della rubrica, evocativo, creativo, ammiccante, rende Manoel molto sodisfatto e orgoglioso del proprio essere blogger.

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Notte. Torino. Quartiere San Salvario. Vigilia di ferragosto. Strade deserte. Serrande abbassate. Fogli attaccati con lo scotch che dicono CHIUSO PER FERIE. Pochi bar aperti.

Andiamo da Sergio, che propone una varietà sconfinata di rum. Ordiniamo un Mojito e ci sediamo nel dehor. E si siede accanto a noi un tizio decisamente trasandato, che chiaramente ascolta la nostra conversazione e alla fine, inevitabilmente, interviene, e ci regala due assolute perle di saggezza sull'islam e sulla religiosità in generale.

ATTO 1: L'ISLAM E LA CARNE SUINA

 Si chiama Taib (non so se si scriva così), è marocchino e dice di essere un vagabondo a cui manca tanto Casablanca, e inizia a parlarci dell'Islam e degli islamici. E dopo un breve scambio di opinioni su questioni piuttosto generiche la discussione verte sul tema della carne suina.

Ma come fate a non mangiare il maiale?
...
Ma tu lo mangi il maiale?
No, no, non lo mangio.
Ma perché?
Posso scegliere di mangiare altro.
Vabbé ma che c'entra...
Pure io posso scegliere, ma il maiale lo mangio...
Voi non capite.
No, in effetti non capiamo.
Già, non capiamo, perché mai non dovremmo mangiare il maiale, che è così buono!

E qui Taib riflette un attimo, poi, sguardo sicuro e fiero, ci guarda e dice: "ora vi spiego una cosa". Ecco, bravo, spiegaci Taib. "Le donne italiane", dice "da vecchie hanno queste cose" e accavalla le gambe e disegna con la punta dell'indice immaginarie biscioline sui suoi polpacci. "Come si chiamano? Sono blu...".

Le vene varicose?
Sì! Sì! Ecco. Le vene... le vene...?
Varicose.
Ecco, le vene varicose.
...
Ecco, non ho mai visto nessuna donna musulmana con le vene varicose.
Ma vaaaaa....
Mai vista! Nessuna!
Ma dai...
Mai.

E qui il suo sguardo si apre in un sorriso, trionfante.

E lo sapete perché le donne italiane hanno le vene varicose?
...
Perché mangiano il maiale!

Applausi.
Sipario.


ATTO 2: COMPRENDERE I NOSTRI FRATELLI VEGANI

E dopo questa illuminante rivelazione Taib si mette a parlare di altre religioni, e delle varie regole alimentari a cui un fedele dovrebbe sottostare.

Poi c'è quest'altra religione... Come si chiama?
Quale?
Questa nuova... È una religione nuova...
Nuova?
Ma sì... Non sono i vegetariani... Come si chiamano?
Intendi i vegani?
Sì! Questi! I vegani!
Ma non è una religione!
Sì. Vegani è una religione. Sì.
...
Io non capisco.
Cosa Taib?
Io proprio non capisco.
Cosa?

E qui lo sguardo di Taib si rabbuia. Smette di parlare per qualche istante, e i suoi occhi guardano lontano, le sopracciglia inarcate, in un sincero, seppur vano, sforzo di comprensione.

Unisce le punte delle dita della mano destra, all'italiana, a papavero, e mentre le agita in su e in giù, scuotendo la testa, dichiara:

Ma quale può essere l'idea di non mangiare il formaggio? Una cosa così buona, così... così... utile per il corpo umano. Che idea è questa? Io non capisco. Davvero non capisco.

Nemmeno noi capiamo, Taib, nemmeno noi lo capiamo.

Altri applausi.
E che cali il sipario.