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sabato 13 settembre 2014

Cardiopatici di tutto il mondo unitevi

Ambientazione: taverna tradizionale cretese. Nessuno tranne noi parla una parola di inglese, ne' tantomeno qualsiasi altra lingua che non sia il greco.

Personaggi: la Tipsy, L., il babbo di L.* e il sottoscritto, Manoel O. Dias.


Insomma qua a Creta, dove siamo più o meno in vacanza, alla fine di ogni cena arriva il cameriere e porta il dessert offerto dalla casa. Il dessert è invariabilmente accompagnato dal Raki, una specie di versione greca della grappa, solo molto più cattiva.

Il cameriere, baffoni e capelli bianchi, si avvicina al tavolo, distribuisce i caratteristici bicchierini da Raki, poi prende l'ancor più caratteristica ampolla da Raki e inizia a mescere. Il padre di L. lo ferma con la mano.

- Cardiopaticòs!

si avventura in un improbabile greco improvvisato.

- Cardiopaticòs!

ripete, per essere sicuro che il cameriere abbia compreso che il suo rifiuto è legato solamente a dei problemi di tipo cardiaco.
Il cameriere si produce in un ampio sorriso e fa il gesto di bere direttamente dall'ampolla, poi afferra con fermezza la mano di un confuso padre di L. e la spinge verso il suo petto, e poi sotto la sua camicia nera, aperta a mostrare vello bianco e riccioluto.

La mano del padre di L. tasta, con imbarazzo, una scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi) del baffuto cameriere.

- Aaaah! Hai il pacemaker!

esclama il padre di L., anche lui ora sorridente, gli occhi luccicanti.

Ed è toccante vederlo afferrare il braccio peloso del cameriere e guidare la sua mano dalle dita tozze e cicciotte verso il suo, di petto. Sotto la sua camicia. Verso la sua scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi). Verso il suo pacemaker.

Ed ora se ci fosse un regista inquadrerebbe me e L. che ci asciughiamo, commossi, una furtiva lagrima, mentre i due anziani signori si scambiano sorrisi e affettuose e virili pacche sulle spalle.


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* che ci segue anche quando andiamo in vacanza................

domenica 31 agosto 2014

Vacanza romane

Cari tutti,

il mio babbo non scrive più su questo blog perché al momento è molto impegnato a portarmi a spasso su e giù per l'Europa. Vi mando una cartolina che mi ritrae mentre ascolto con attenzione le procedure di sicurezza prima del decollo da Fiumicino.

Vostra,

                         Tipsy




venerdì 8 agosto 2014

Tipsy the traveler

Ora. Non è che io voglia pavoneggiarmi. O vantarmi. (Vanesio!) Di cose che. In fondo. Forse son normali.

Ma tra tre giorni partiamo per le vacanze. Prima Italia (le Puglie) e poi Grecia (Creta).

E siccome la Tipsy è nata nei Paesi Bassi ed ora vive a Parigi, vuol dire che al compimento del suo quarto mese di vita avrà già visitato quattro nazioni.

Quattro nazioni in quattro mesi.

Pazzesco.

(Io per uscire dall'Italia ci ho messo 19 anni, per dire...).

Sto già pensando a come fare a incastrare una quinta nazione al quinto mese.

Ma la vedo dura.

Buone vacanze a tutti.

sabato 5 ottobre 2013

Come diventare popolari in Giappone

Siedo al bancone di un fumoso baretto di Tokyo*. Ci siamo già stati in quel baretto, L. ed io, due giorni prima, e ci siamo tornati perché è proprio un gran bel baretto. Atmosfera amichevole, cibo molto buono, facce simpatiche in giro. Però il menu è solo in giapponese**, e noi abbiamo tanta fame.

In queste situazioni delicate, Manoel tira fuori il meglio di se e rompe le palle*** ai vicini di bancone.

"Scusate, parlate inglese?"

E la coppietta sorride e annuisce. Felice. Mi stanno già simpatici.

Manoel punta il dito verso un pesce sfilettato (e crudo, chiaramente) che giace inerte sul piatto del lui della coppia.

"E se volessi mangiare la stessa cosa che hai mangiato tu, che cosa dovrei ordinare?" dico sventolando il menu giapponese.

Largo sorriso sul suo viso.

"Non preoccuparti! Te lo ordino io!" e grida ai cuochi di la dal banco qualcosa che verosimilmente significa sashimi-di-un-qualche-tipo-di-pesce-non-meglio-identificato-per-il-nostro-amico-occidentale-!.

Domanda dopo domanda ci ordinano tutta la cena, gridandola, e poi ci mettiamo a chiacchierare.

"Siete qui per vacanza o per lavoro?"
"Lei è qui per lavoro" dico indicando L., "mentre io sono qui..."
(pausa ad effetto)****
"...perché la amo!"

E qui gli occhi della felice coppietta giapponese diventano grandi, grandissimi e le loro bocche prima si contorcono e poi iniziano a gridare qualcosa tipo iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiih!!!!!!!!!!!! e lei batte pure le mani e poi ridono - lei con le mani davanti alla bocca lui abbandonato indietro sul seggiolone da bar - di fronte a quella che probabilmente è e resterà la frase più audace mai pronunciata in un fumoso baretto giapponese...

Sono l'idolo del baretto.

E, anche se***** sono abituato ad essere il centro dell'attenzione, il perno attorno cui tutto ruota, la cosa mi fa piacere.

Bene.

Poi scopriamo che il lui della coppia lavora nel baretto. E quello è il suo giorno libero. Ed è a mangiare e bere al baretto. Dopo poco riconosco tra gli altri avventori (e saluto calorosamente) il cameriere che ci aveva servito due giorni prima (e col quale avevo conversato amabilmente nonostante il suo inglese pressoché inesistente). Anche lui, nel suo giorno libero, mangia e beve al baretto.

Guardo L., e L. guarda me. Perplessità dilagante.

Dev'essere proprio un gran baretto, concludiamo.

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* A Tokyo ancora si fuma nei locali. Ma per strada, per oscuri motivi, è vietato. Mah...
** Non è vero. C'è anche un menu in inglese, ma è di due sole facciate, mentre quello giapponese è un libretto di almeno una dozzina di pagine... Checcazzo.
*** Con grande classe ed eleganza, chiaramente.
**** Sono davvero un coglionazzo.
***** Modestamente.

lunedì 5 novembre 2012

Punti di vista (confessione)

Per un motivo o l'altro, viaggio molto. La cosa a volte mi stressa un po'*, ma mi piace parecchio. Devo anche ammettere** che il fatto di vedere tanti posti mi fa sentire un po' speciale. Mi sento fico e, a tratti, forse addirittura me la tiro***.

Poi basta un pranzo con A. (la stessa del post precedente), che ha fatto per ben due volte la traversata dell'oceano atlantico in barca a vela (da destra a sinistra, e da sinistra a destra, rispettivamente), e la mia vita torna ad essere quello che è.


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* Ah ah ah ah ah! (Eufemismo)ª.
** Grazie alla immensa onestà intellettualeªª che mi contraddistingue.
*** Ma con grande gusto ed eleganza. Aristocraticamente.

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ª Manoel vi insegna le figure retoriche. Pazzesco.
ªª Resto comunque pur sempre una persona molto umileº.

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º Anche troppo umile, talvolta.

giovedì 1 novembre 2012

Carnet de voyage

Avete mai notato che le bustine di zucchero che vi danno nei bar spagnoli sono le bustine di zucchero più grandi del mondo?

C'è forse carenza di affetto nella penisola iberica?

È forse un modo per compensare tale carenza?

Il mistero resta irrisolto.


[Sì, sono in Spagna.]

sabato 9 giugno 2012

Cose viste dal finestrino - 3

E' tutto piatto vicino al confine con i paesi baschi. Piatte foreste e piatto niente. Poi, quando l'autoradio inizia a gracchiare e perdere la sintonia con le frequenze francesi, pop!, ecco che all'improvviso ci sono colline dappertutto. E ogni tanto il mare.

L.! Guarda che bello il mare!
Non è il mare, è l'oceano...


...che all'improvviso ci sono colline dappertutto. E ogni tanto, l'oceano.

giovedì 7 giugno 2012

Cose viste dal finestrino - 2

L'autostrada è un po' sopraelevata in questo tratto, e a destra, in basso, c'è un campo, verde, che sale fino all'orizzonte. Sopra l'orizzonte c'è un cielo con nuvole grigie. In basso, in mezzo al verde, c'è un trattore rosso, fermo. In alto, un po' più indietro, c'è un casolare di pietra.

C'è tanta luce, e il campo è di un verde brillante.

Vicino al trattore c'è un uomo con una tuta da lavoro blu. E' di spalle e cammina lentamente, in diagonale, verso la casa.

I suoi piedi non si vedono perché il verde li nasconde.

martedì 5 giugno 2012

Cose viste dal finestrino - 1

E' bella la Loira di sera. E c'è questa strada dritta dritta che corre lungo il fiume, e le due file di alberi, ordinate, una a destra, una a sinistra, che ci passano veloci accanto, scivolando sui finestrini Renault.

E mi ricordo di tantissimi anni fa. La Giulietta milleotto del mio babbo con dentro tutta la famiglia. C'era anche lì una strada dritta dritta e alberata. Era una sonnolenta gita domenicale da qualche parte vicino a casa. Non ricordo dove. Ricordo che gli alberi avevano il tronco imbiancato, dipinto di vernice bianca fino a un metro e mezzo o due di altezza e io pensavo ma guarda un po' questi alberi, col tronco imbiancato.

Io e mio fratello stavamo dietro, avevamo 6 o 7 anni, o giù di lì, e i miei davanti. Era autunno e c'era un po' di nebbia, come sempre in autunno dalle mie parti. In macchina nessuno parlava. La strada era dritta e io pensavo ma guarda questi alberi, chissà perché li hanno imbiancati così.

Io e mio fratello stavamo seduti di dietro, sui sedili grigi della milleotto che aveva quell'odore da macchina nuova che mi faceva venire la nausea. Eravamo fermi, perché c'era traffico, e c'era una lunga fila di macchine tra le due file di alberi imbiancati.

Io e mio fratello stavamo seduti sui sedili grigi milleotto e stavamo zitti. Non dicevamo niente perché là davanti i genitori avevano appena litigato per non so cosa e c'era quell'atmosfera tesa da dopo litigio. Stavamo zitti anche se io avrei proprio voluto chiederlo, al mio babbo - perché il mio babbo è uno che sa un sacco di cose - avrei voluto chiedergli come mai a quegli alberi avessero dipinto il tronco di bianco.