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giovedì 9 gennaio 2014

Il magico mondo dei fisici

Oggi mi sono ritrovato a pranzo con dei colleghi che non conoscevo fino a, per l'appunto, oggi a pranzo. Eravamo una decina. Tutti fisici o astrofisici. Quasi tutti nerd.

Al mio angolo di tavolo c'erano: (a) un tedesco con capello lungo, felpa di pile, scarpe da trekking e postura ingobbita e (b) un tizio tutto pulito, con la camicia stirata, educatissimo, di provenienza ignota (lo ha spiegato ma mica ho capito… giuro che nella spiegazione ha menzionato Lussemburgo, Arizona, sud della Francia e Londra) ma con chiaro accento british, e con una incongruissima coda di cavallo.

Ci sediamo e, assieme ai nostri culi sulle sedie, cala subito anche un gelido e imbarazzato silenzio.

Io sono uno socievole, ma a volte proprio non ce la faccio. A volte, se la situazione è proprio disperata, posso anche decidere che va benissimo pranzare in silenzio e pensare ai fatti miei.

Quindi fisso per un po' il bicchiere vuoto, fino a che, qualche minuto dopo, il tizio tutto pulito e di provenienza ignota richiama la mia attenzione dicendo: "So!". 

Lo guardo e ha un sorriso tutto pulito stampato sul volto.

"So!" dice, per poi aggiungere, un po' a scatti "What. Would you like. To talk. About?".

"The weather" rispondo prontamente. 

Perché io sono uno che sa stare in società.

sabato 11 maggio 2013

Apparenze ingannevoli

Allora. Ieri sera ero a cena con L. in un bar/pub della ridente cittadina olandese dove ora lavora. C'erano alcuni suoi colleghi a cena, tutti fisici teorici esperti in teoria delle stringhe*. Si discuteva, molto animatamente, di fisica fondamentale**.

A un certo punto si siedono al tavolo di fianco al nostro due tizi. Il primo, più alto e palestratissimo, t-shirt aderente a far risaltare i muscoli, braccia completamente tatuate. L'altro più basso e grassoccio, ma comunque spalle larghe e corporatura imponente. Capelli rasati a zero e barba folta. Maglietta nera aderente sulla panza. Orecchini puntuti sparsi un po' a casaccio sulla faccia.

Bevono birra. In silenzio. Sguardi truci.

Poi li vedo parlottare, sbirciare nella nostra direzione e ridacchiare scuotendo la testa.

Staranno pensando che siamo proprio dei nerd, dico a me stesso, tristemente consapevole del fatto che abbiano proprio ragione.

Poi il più alto dei due si sporge verso di noi, sorride e dice: "State parlando di teoria delle stringhe?".

Attimo di silenzio.

Teste e coppie di occhi che ruotano nella sua direzione. È ora al centro dell'attenzione e può quindi, con grande naturalezza, pronunciare una frase che io (con tanto di laurea e dottorato in astronomia) non capisco e che contiene l'espresisone Calabi-Yau manifold.

Guardo L., che sgrana gli occhi. "Cos'ha detto? Cabiché?" chiedo, e lei, sopracciglia all'insù in segno di grande perplessità: "Sa cos'è il Calabi-Yau manifold...?". "Ah, è una roba che esiste?". "Sì..."***. 

Quando poi anticipa il colega di L. dicendogli che chiaramente sa che la M-theory richiede 11 dimensioni**** allora giuro a me stesso di non emettere più, ma proprio mai più!, alcun giudizio di nessun tipo su nessuno prima di avergli fatto, in via precauzionale, un paio di domande di fisica fondamentale.

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* Invidiosi/e?
** Adesso sì che crepate di invidia, vero?
*** È questa cosa qui.
**** Ed ecco qua un'altra cosa che il vostro Manoel non sa.

giovedì 31 maggio 2012

Essere sulla buona strada

Un sincero grazie a chi è arrivato sul mio sito digitando su google:
come trovare feste nerd
così a occhio, direi che sei sulla buona strada. Continua così e vedrai che una la trovi...  :-p

Scusate il silenzio e il basso rate di posting, ma Manoel è in questo periodo un po' incasinato su vari fronti. Nonché scosso emotivamente.

Inoltre, andrà in vacanza a partire da lunedì.

Perché sto parlando in terza persona?

(Probabilmente per atteggiarmi.)

giovedì 10 maggio 2012

Sono un bugiardo

Lo so, lo so, vi avevo promesso U., e invece sono ancora io. Scusatemi.

È che ho appena preso il caffè con dei fisici ed è stata un'esperienza apocalittica. Riassumiamola.

Tranne L., erano chiaramente tutti uomini. Chiaramente. Eravamo tutti lì, alla macchinetta del caffè. Io li guardavo, i fisici, e pensavo ma ce n'è uno* normale?

Descriviamoli.

Allora, c'era M., tedesco ex-DDR, che a quanto pare ha comprato i vestiti che indossa ben prima del 1989. Come se il look vintage "oltre-cortina-di-ferro" non bastasse, eccotelo che ti sfodera un tic assurdo. Ogni 10 secondi gli parte il gomito e solleva tutto il braccio dalla spalla in giù. Come se volesse dar di gomito all'amico invisibile.

Poi c'era V., finnico. Rigido come un ramo secco. Sguardo vitreo. Barba. V., che a volte si porta con gran disinvoltura una mano davanti alla bocca ed emette un sonoro rutto. Ve lo giuro. Rutta. In pubblico. Io la prima volta che l'ho sentito (era in mensa e aveva anche uno stuzzicadenti in bocca, è uno che non si fa mancare nulla lui...) non ci volevo credere. Poi ho dovuto accettare l'evidenza. V. rutta. E di brutto, anche.

Poi c'era un non meglio identificato cinese con capello lungo, cappellino da baseball, camicia jeans aperta a mostrare un petto bianco e glabro e una canotta molto lenta. Jeans e sandalo. Viene al lavoro armato di bastone perché ha paura dei cani randagi (cit.) e quando qualcuno parla fa sempre un passo avanti verso di lui e lo fissa con sguardo interessatissimo. Non parla praticamente mai, a parte qualche "ooooh!" nelle fasi più cruciali delle conversazioni altrui.

Poi c'era un'altro, americano, che a vederlo sembra pure normale poi quando inizia a parlare ti accorgi che ha due problemi: 1) ha un solo livello di volume: urlato; 2) non smette mai. Con me ha parlato un paio di volte da quando sono qui ed entrambe le volte ho smesso di ascoltarlo dopo 5 minuti e lui ha continuato imperterrito per ore. Magari gli sto pure simpatico. Chissà.

Insomma erano tutti lì, sguardi pallati, urla, rutti e gomiti irrequieti.

E io mi son sentito un figo pazzesco.

Bello.

Elegante.

E cool.

No?

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* Anche uno solo!