venerdì 9 maggio 2014

Orecchie

Chi le ha per intendere, intenda.

I dettagli nei prossimi giorni.

domenica 4 maggio 2014

Cacca morbida: epilogo

Mi è stato appena comunicato dai genitori di Ciccio che il pannolino è stato montato a rovescio. Il davanti nel di dietro. (Si veda il post precedente).

Cacca morbida

Oggi ho cambiato il mio primo pannolino. No, no, state tranquilli, fedeli lettori (potrei elencare i vostri nomi, sì, me li ricordo tutti e tre!), non sono ancora padre, anche se manca pochissimo*.

Il pannolino l'ho cambiato a Z., detto Ciccio, che è il figlio di amici che sono venuti a trovarci nella ridente cittadina dei Paesi Bassi dove io e L.** trascorriamo questa gravidanza.

Insomma, è andata così: i nostri amici volevano visitare un museo, e siccome a me e a L. della cultura proprio non ce ne frega nulla, ma proprio nulla, ci hanno chiesto ma non è per caso che ci potete tenere Ciccio mentre noi andiamo al museo?

Ma certo! Non c'è problema!

Gli amici, gentilmente, si sono premurati di cambiare il pannolino a Ciccio 30 secondi prima di lasciarcelo e partire.

Stiamo via solo un'oretta Ciccio! Resti qui con M. e L.? Ciao ciao Ciccio. Baci baci ecc.

Rimasti soli col biondissimo Ciccio ci siamo messi a giocare, felici e spensierati, fino a che io ho sentito provenire dalla pancia del Ciccio medesimo un suono che potremmo descrivere approssimativamente con un:

STRUUUMPFFFFFFFFFFFFUUUUUMPFFFFFIIIIIIUUUUUMMMMMPF.

Ciccio, hai fatto la cacca?
Occhi persi nel vuoto. Ciccio fissa un punto molto molto lontano sopra la mia spalla.
Ciccio? Hai fatto la cacca?
Gli occhi di Ciccio, lentamente, tornano al mondo reale. L'orizzonte, sempre sopra la mia spalla, si avvicina sempre di più, metro dopo metro, finché arriva a coincidere con i miei, di occhi.
Hai fatto la cacca, Ciccio?
Sorrisetto complice, occhi che mi guardano da sotto la frangetta dritta come un proiettile, la testa di Ciccio inizia a muoversi su e giù. Fì! dice Ciccio. Fì!

Merda.

Ha cagato.

Attimi di panico.

Sconforto.

Poi mi ci sono messo e devo dire che, con l'aiuto di L., ho fatto un bel lavoretto.

Ciccio ha di nuovo il culo pulito, un pannolino nuovo, e sgambetta per casa.

Ed ora una riflessione finale. Ma quanto cagano 'sti bambini? Il pannolino era strapieno di merda fumante. Una quantità impressionante, data la taglia del produttore...

Per fare una simpatica analogia, e come se un adulto riempisse raso un water.

Non so se mi sono spiegato.

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* Due date: May 13th.
** Che, nonostante la pancia formato pallone aerostatico mantiene una classe e un portamento da lasciare secchi.

giovedì 1 maggio 2014

Books I read 19 - Una storia semplice, Leonardo Sciascia

Una storia semplice inizia così:
La telefonata arrivò alle 9 e 37 della sera del 18 marzo, sabato, vigilia della rutilante e rombante festa che la città dedicava a san Giuseppe falegname: e al falegname appunto erano offerti i roghi di mobili vecchi che quella sera si accendevano nei quartieri popolari, quasi promessa ai falegnami ancora in esercizio, e ormai pochi, di un lavoro che non sarebbe mancato.
ed è un breve romanzo di 66 pagine, l'ultimo pubblicato da Leonardo Sciascia.

Ammetto, con non poco imbarazzo, che Una storia semplice è il primo libro di Sciascia che io abbia letto. Ed è un libro molto bello.

So già che andrò fuori tema, perché parlar d'altro mi piace assai, e vi chiedo quindi un po' di comprensione e di pazienza. Di quest'ultima avrete certamente bisogno per seguire le mie divagazioni.

Che iniziano così.

Tanto tempo fa.

Caravaggio (Michelangiolo Merisi, detto il) era, risaputamente, un tipo irrequieto. Negli anni tra il 1590 e il 1592, già distintosi nella sua città natale, Milano, per risse e balordaggini varie, commise addirittura un omicidio, e per evitare di finire in galera fuggì dapprima a Venezia e poi a Roma. A Roma diventa presto un pittore di successo, e riceve parecchie commissioni importanti. Non stupisce quindi ritrovarlo, nel 1600, ospite a Palazzo Madama, che era allora l'umile dimora del cardinal del Monte, ed oggi la sede del Senato della Repubblica*. Il 28 novembre dello stesso anno, all'interno del palazzo, malmenò (a bastonate, pare) un nobiluomo ospite del cardinale, che lo denunciò. Nel periodo seguente, il Caravaggio continuò la sua vita romana tra risse e violenze varie, alle quali seguirono denunce e, espressione molto in voga ai giorni nostri, azioni giudiziarie. Si racconta che il nostro fosse un ospite abituale delle carceri di Tor di Nona. Un curriculum vitae di tutto rispetto il suo, dove non mancavano omicidio, diffamazioni, possesso abusivo d'armi, ingiurie alle guardie pubbliche, aggressioni, risse e via discorrendo. Ad un certo  punto Caravaggio finì addirittura in ospedale, per una ferita che dichiarò di essersi provocato "cadendo sulla sua spada"**.

Il 28 maggio 1606, durante una partita a pallacorda*** il Merisi discute animatamente con il suo avversario a proposito di un fallo di gioco, la discussione degenera in rissa, e la rissa in omicidio. Ed è così che Caravaggio viene condannato alla decapitazione, e siccome all'epoca su certe cose non si scherzava proprio per nulla, nella sentenza venne spiegato che la condanna poteva essere eseguita da chiunque lo riconoscesse per strada.

Per motivi non troppo difficili da comprendere, nei dipinti del Caravaggio iniziarono a comparire ossessivamente autoritratti dove l'autore vestiva i panni di un condannato a morte a cui viene mozzata la testa.

Per sfuggire alla condanna Caravaggio fugge da Roma per giungere in varie località laziali, a Napoli, e infine a Malta. Quest'ultima destinazione fu scelta non tanto per il clima e il paesaggio, ma piuttosto per il fatto che lì sarebbe potuto entrare nell'ordine dei cavalieri di san Giovanni, cosa che gli avrebbe garantito l'immunità****. Il 14 luglio 1608 il Merisi riesce nel suo intento e viene nominato cavaliere di grazia.

Come però potrete immaginare, il nostro proprio non riesce a starsene tranquillo come fanno i bravi ragazzi, e combina un ennesimo casino che gli costa l'imprigionamento nelle carceri de La Valletta, nonché l'espulsione dall'ordine dei cavalieri di san Giovanni, in quanto "membro fetido e putrido". Il Merisi riuscirà incredibilmente a evadere e a rifugiarsi in Sicilia, dove resterà per diversi anni.

Ed è proprio durante questo soggiorno in Sicilia che Caravaggio dipinge la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi per l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo*****, dove resterà esposto fino alla notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, notte in cui venne trafugato.

Non si conoscono molti dettagli riguardo al furto della preziosa tela, se non il fatto che fu un lavoro semplicissimo: il quadro se ne stava lì sull'altare maggiore nella totale assenza di alcuna misura di sicurezza. Il furto del quadro, molto probabilmente, fu commissionato dalla mafia, e pare che la tela sia stata esposta durante diverse riunioni della "cupola", come oscena ostentazione di potere.

Per quanto si è potuto ricostruire, i trafugatori avrebbero cercato di vendere il quadro, fallendo. Cosa che non stupisce, trattandosi di un Caravaggio appena rubato. Quindi la tela venne messa dentro a una cassa di ferro insieme a qualche chilo di cocaina e diverse milionate di dollari in mazzette fruscianti e seppellita da qualche parte nella campagna palermitana. Un pentito di mafia, molti anni dopo, indicò addirittura il luogo della sepoltura, ma la cassa non fu mai ritrovata.

Come se non bastasse la mafia, ci si mise pure la sfiga a complicare le cose. A quanto dichiara lo storico e giornalista inglese Peter Watson, un mercante d'arte di Laviano (provincia di Salerno) gli propose l'acquisto della Natività. Watson riuscì persino a fissare un appuntamento coi ricettatori: il 23 novembre 1980. Questa, per chi non lo sapesse, è anche la data del terremoto dell'Irpinia, che devastò l'intera regione e impedì, tra le altre cose, lo svolgimento dell'incontro e l'acquisto della tela da parte di Watson.

Ulteriori notizie vennero ottenute in seguito all'arresto di Giovanni Brusca, che dichiarò che la restituzione del quadro venne (segretamente, si capisce) offerta allo stato italiano in cambio di un alleggerimento del famoso articolo 41-bis, detto anche carcere duro, che regola il trattamento dei detenuti mafiosi. Lo stato italiano rifiutò l'offerta.

A questo punto, la tela venne affidata ad una famiglia mafiosa, i Pullarà, che la nascosero in una stalla fuori città, dove venne rosicchiata da topi e maiali.

I resti vennero bruciati.


Vi ho raccontato tutto questo perché il furto della Natività fu di ispirazione a Sciascia per la scrittura del suo ultimo, breve romanzo: Una storia semplice.

Il romanzo è un'intricata storia di mafia e di traffico di droga, e la genialità di Sciascia diventa palese quando ci si accorge che queste due parole, mafia e droga, non compaiono mai, per tutto il romanzo, e nonostante questo è ovvio che di quello si tratti.

È un racconto dal finale amaro. Che mette in luce con spietata chiarezza un mondo. Un mondo malato. Un finale talmente privo di speranza da risultare, inevitabile reazione, una prospettiva di guarigione.


Per volontà dell'autore, il libro è apparso nelle librerie il giorno della sua morte. Il 20 Novembre 1989.



(Sono chiaramente andato fuori tema più volte. Ma mi sono divertito molto.)


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* A voi decidere se questo ne sia un migliore o peggiore utilizzo.
** Pensate un po' che sfortuna.
*** Una specie di tennis, ma probabilmente molto, molto più palloso.
**** Adesso invece gli sarebbe bastato ingraziarsi il segretario di qualche partito e farsi eleggere in parlamento.
***** In realtà la cosa è discussa, pare infatti che il quadro sia stato dipinto diversi anni prima (nel 1600) a Roma e solo in seguito trasportato a Palermo.

giovedì 3 aprile 2014

Zoologia in cucina

Da qualche tempo vivo e lavoro nei Paesi Bassi. Non in via definitiva. Solo qualche mese, poi si torna a Pariggi.

Vivendo nei Paesi Bassi, sono costretto a pranzare nei Paesi Bassi. Nella mensa dell'università. Il che, potrete immaginare, è un'esperienza estrema (e io ho anche vissuto nei paesi anglosassoni e vi posso garantire che, sì, l'Olanda è decisamente molto peggio dal punto di vista del cibo).

Eccovi due gustosi (facile ironia...) episodi. Accaduti entrambi in mensa. Ai quali segue un'attenta analisi sociologica firmata Manoel.

EPISODIO NUMERO UNO.

L'altro giorno, sentendomi coraggioso, invece del solito tristo panino ho deciso di affrontare il "pasto caldo", servito con malcelato disgusto da dei finti cuochi in camice bianco che si affannano dietro al bancone della cucina (cucinano e servono contemporaneamente). Leggo dal menu le varie opzioni e, tutto d'un fiato, dico: "Beef sausages". Il piatto viene preparato e appoggiato al bancone. Lo prendo, sorrido, mi giro e mi incammino verso la cassa. Ma dopo pochi passi, un pensiero mi inchioda.

"Beef sausages? Ma le salsicce non si facevano col maiale?"

Il mistero è presto svelato. Le beef sausages erano polpette, che invece di avere la forma di una polpetta, avevano quella di una salsiccia.

EPISODIO NUMERO DUE.

Vi giuro che oggi in mensa c'era un panino al porcelo tonato. Porcelo??? Tonato??? Nonostante i due errori su due parole, non è stata l'ortografia errata a gettarmi nello sconforto.


CONSIDERAZIONE SOCIOLOGICA.

E' chiaro che gli olandesi fatichino a capire quale sia il miglior utilizzo di un animale in cucina. Non si possono fare le salsicce con un animale preso a casaccio! Perdio! (Non ho le forze per aggiungere una frase sul porcello tonnato. Davvero non ce la faccio.).

giovedì 20 marzo 2014

Ridere

Ieri sera è morta la mia nonna. Si chiamava I., la mia nonna, ed aveva 99 anni.

La cosa più incredibile, se ci penso, è il fatto che mia nonna sia stata vecchia per lo meno da quando me la ricordi, e chi vi parla ha quasi 38 anni.

Anche la sua sorellina, la mitica zia Q., è vecchia da quando io me la ricordi. Ha 97 anni. È ancora viva, anche se non se la passa per niente bene da qualche anno.

I. e Q. hanno sempre vissuto assieme. Tutta la vita. E la cosa più bella che possa dirvi di loro è che ero sempre contento quando andavo a trovarle. Perché erano due vecchie simpatiche. Ma proprio molto simpatiche. Dicevano un sacco di stupidaggini e ridevano e facevano ridere tutti quanti.

Non credo sia normale andare a trovare due novantenni che vivono sole (a parte gli ultimi anni con badante 24/7 hanno sempre vissuto da sole) con l'aspettativa di divertirsi un sacco. Di schiantarsi dal ridere.

Ecco, invece era così.

E la mia bisnonna era ancora meglio. Ma quella è un'altra storia.


Mi piacerebbe raccontarvi un paio di cose sulla mia nonna I. e sulla zia Q.

Per esempio quando cucinavano. Un loro pranzo tipico erano 50 grammi di pasta. 50 grammi da dividere in due! Una cosa ridicola. Provate a pesare 50 grammi di maccheroni e poi contateli. Poi pensate di doverli dividere a metà con qualcuno. È una cosa ridicola, ve lo garantisco.  Insomma cucinavano questi 50 grammi di pasta, che venivano poi consumati dolorosamente tra mille recriminazioni.

- Te l'ho detto che ne hai fatta troppa!
- Ne ho fatta come sempre, 50 grammi.
- Allora ne dobbiamo fare di meno. Te l'ho detto. Così è troppa!
- Mangia e sta zitta!
- Non ne posso più. È troppa…
- Sì, forse è troppa. Allora lasciala lì, va là...
- Sì, la lascio lì. Signore mio, mi sento scoppiare…
- Ma sì dai, lascia lì… È tanta anche per me...

Il tutto chiaramente in dialetto.

Poi, finita faticosamente la pasta, la zia Q. si dirigeva verso il freezer, tirava fuori una vaschetta di gelato*, ne preparava due scodelle enormi che si mangiavano ghiotte senza fiatare.

- Il gelato è una grande invenzione.
- Ah, sì...
- Chissà chi è che ha avuto 'sta idea...

Eccetera.

Uno spasso.

Un'altra scena mitica è questa.

A un certo punto mio padre regalò alla nonna I. e alla zia Q. un telefono cordless. Per mesi, ogni volta che andavo a trovarle, una delle due reggeva il telefono in alto davanti a se, con una mano, e poi mi diceva: -Guarda!- e iniziava ad agitare l'altra mano prima sotto, poi sopra al telefono. Poi a destra, poi a sinistra.

- Guarda! - diceva - non c'è il filo! Io mi chiedo come faccia sto coso a funzionare…

E l'altra scuoteva la testa con in faccia un'espressione di totale meraviglia di fronte a un fenomeno chiaramente paranormale.

E potrei andare avanti per ore a raccontare...

Insomma, erano proprio uno spasso, quelle due.

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* In 38 anni non ricordo di essere andato a trovarle e non aver trovato del gelato in freezer. C'era sempre del gelato in quella casa.

martedì 18 marzo 2014

Titoli simultanei - Adesso basta

OK, adesso basta coi titoli simultanei (si vedano i dieci post precedenti). Mi son venuti un po' a noia.

Penso non sia necessario commentare niente. Mi pare evidente che i titoli parlino da soli.

E ci dicano che i giornali in Italia sono una barzelletta. (E ne ho scelti due i cui lettori ritengo ritengano di avere un'intelligenza sopra la media, figuriamoci gli altri, i cui lettori ritengo spesso ritengano la conoscenza del congiuntivo un vezzoso accessorio per fighetti di sinistra…).

Ma sì, dai, violiamo le nostre migliori intenzioni e facciamolo, un commento!

Eccolo.

La cosa peggiore dell'Italia è il giuoco del calcio. O meglio, il fatto che tutto, ma proprio tutto, in Italia venga vissuto e affrontato come se fosse una partita di calcio. Ad aggravare la situazione c'è il fatto che tutto viene vissuto non dal punto di vista del giocatore che corre, suda e calcia il pallone (e quindi, per lo meno, fa qualcosa), ma da quello del tifoso seduto in poltrona davanti alla TV che inveisce contro l'arbitro o grida sguaiato "goooooooooool!".

Se la tua squadra gioca scorretto, o male, o compra l'arbitro, o vince al novantasettesimo con un autogol sospetto (in rovesciata), non importa. La tua squadra ha vinto e ci sono tutti i motivi per gioire e per acclamarla e sostenerla (e per sbeffeggiare la squadra avversaria).

Se la squadra avversaria vince dopo un partitone memorabile con tanto di acrobazie e fuochi d'artificio, ci sarà sempre modo di trovare un'interpretazione "dietrologica". Chessò, la moglie dell'arbitro gli ha messo le corna andando a letto col portiere della tua squadra che quindi viene ora punita ingiustamente da un arbitraggio scandaloso.

Pensate a come la vita politica del nostro paese e le discussioni e opinionismi che le nascono attorno assomiglino sempre di più al Processo del Lunedì*, dove tutti sanno già dal principio che, indipendentemente da -tutto-, Tiziano Crudeli difenderà il Milan, Elio Corno difenderà l'Inter, Franco Melli la Lazio e così via...

Se solo riuscissimo a smetterla di essere sempre e solo dei tifosi forse andrebbe tutto un po' meglio.

E ci sentiremmo un po' meno brutti. E meschini. E livorosi.

E adesso la smetto ché 'sta predica mi sta facendo diventare pesante e antipatico anche a me stesso.

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* A mio avviso capolavoro involontario di televisione d'avanguardia.

Titoli simultanei 10

Titolo de La Repubblica:

Spending review, ecco la cura Cottarelli: "Cinque miliardi di risparmi in otto mesi".

Titolo de Il fatto quotidiano:

Sallusti e la raccolta firme pro Cavaliere: "Non gli piace? Mi può sempre cacciare".

(La notizia sulla spending review è la seconda sul Fatto, con titolo: Tagli spending review, palazzo Chigi pompiere "E' ancora una bozza"). 

lunedì 17 marzo 2014

Titoli simultanei 9

Titolo de La Repubblica:

Merkel: "Molto colpita da Renzi. Con lui c'è un cambiamento strutturale".

Titolo de Il fatto quotidiano:

Merkel: "Il piano di Renzi è ambizioso". Il ministro Schaeuble: "No rinvii su rigore".

Titoli simultanei 8

Titolo de La Repubblica:

Renzi, esordio da premier a Berlino. "Noi non siamo alunni somari".

Titolo de Il fatto quotidiano:

Brindisi, area protetta con sorpresa. La discarica dei veleni nel parco regionale.

(sul Fatto Renzi è la seconda notizia, con titolo: La stampa tedesca: "Renzi provoca la Merkel con l'anti-rigore").