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martedì 18 settembre 2012

Vita di M. (Capitolo 15)

VITA DA PERDITEMPO DI M.

M. è, da sempre, un perditempo.

Durante le scuole elementari, invece di fare i compiti se ne stava per ore seduto davanti al quaderno aperto ed immacolato. E giocava. Giocava con le matite e le gomme che diventavano spade, fucili, astronavi, supereroi...

Durante le scuole medie, invece di fare i compiti M. faceva merenda. Fino a sei o sette volte per pomeriggio. Fu in quel periodo che la madre di M., esasperata, iniziò a nascondere (inutilmente) i barattoli di Nutella.

Durante il liceo, invece, M. trascorreva pomeriggi interi ripetendo tra sé e sé il mantra: "se il prossimo video su VideoMusic è bello lo guardo, se fa schifo mi metto a studiare" e se il video faceva schifo, stizzito, faceva un po' di zapping fino a trovare un altro alibi. Un alibi qualsiasi. Fu in quel periodo, infatti, che M. scoprì che il biliardo era considerato uno sport serio a tal punto da poter essere trasmesso alla tv e ne imparò tutte le regole, fin nei dettagli più tecnici. I pomeriggi passavano e i compiti venivano svolti la sera, con gli occhi che bruciavano a causa della prolungata esposizione catodica.
Tra l'altro, M. non ha mai giocato al biliardo, e questo è un chiaro elemento a dimostrazione della genuinità della perdita di tempo.

Durante l'università M. ha perso così tanto tempo che non riesce nemmeno a ricordarsi come.

Dal dottorato in poi, M. ha perso tutto il suo tempo cliccando sul bottone "Get Mail", interrogando google sugli argomenti più disparati, guardando video idioti, leggendo le notizie che stanno sulla colonna di destra su repubblica.it, e in tanti, tanti, tantissimi altri modi.

Tipo scrivere su un blog.

mercoledì 29 agosto 2012

Vita di M. (Capitolo 14)

VITA DA SEDUTTORE DI M.*

Da bambino, non c'erano bambine nel mondo di M.. Le bambine erano strane, diverse, e ostili. All'asilo M. giocava spesso a giochi che erano variazioni sul tema di maschi contro femmine. C'erano la banda dei maschi e quella delle femmine, all'asilo di M., ed erano bande rivali. Come è facile immaginare, la cosa non facilitava i flirt.

La banda dei maschi era ben strutturata, con un capo banda, J., che lasciò completamente disorientati e confusi i suoi seguaci quando venne fuori che si era fidanzato con (e forse aveva baciato!) una componente della banda delle femmine.

Ma questa è un'altra, triste, storia.

Alle scuole elementari, M. non migliorò minimamente le sue strategie seduttive. Il suo punto di forza, che peraltro cercava di nascondere piuttosto che valorizzare**, pareva essere la morbidezza delle sue guance. Sfortunatamente, la cosa provocava attenzioni assolutamente trasversali per quanto riguarda il genere: compagni e compagne di scuola, indistintamente, si recavano al banco di M. per dargli affettuosi pizzicotti sulle guanciotte.

Va detto che M. era molto popolare alle scuole elementari.

Per motivi che l'M. fanciullo non riuscì mai a spiegare, c'erano solo cugine femmine in famiglia. Solo femmine. Piene di bambole e giocattoli da femmina. Quindi M. passava i weekend con suo fratello P. e con tutte queste cugine femmine. Ma, per l'appunto, quelle erano cugine, quindi tecnicamente non bambine vere. Non femmine propriamente dette. E quindi questa abitudine a ritrovarsi in contesti femminili non facilitò minimamente M. nelle sue interazioni extra-cuginali con l'altro sesso.

Le scuole medie furono una catastrofe.

 Una catastrofe.

E fu molto*** più tardi che M. raggiunse infine qualche minima capacità seduttiva. Curiosamente, la cosa coincise con la dismissione della pettinatura capello-leccato-con-la-riga-da-una-parte, che venne sostituita da un qualcosa di amorfo, una indecisione zazzeriforme, una chioma esitante e imbarazzata che non sapeva dove parare, ma che era pur sempre meglio del capello-leccato-con-la-riga-da-una-parte di cui sopra.

Comunque.

La descrizione più azzeccata della tecnica seduttiva di M. venne data anni fa dall'amico G., che la definì la tecnica del sommergibile.

Quando M. identifica una preda, si immerge e agisce nell'ombra, sotto coperta. La preda viene frequentata in gran segreto, per minimizzare qualsiasi influenza esterna. L'approccio è lento e discreto, e spesso nemmeno le preda stessa si accorge delle manovre finché non è oramai troppo tardi e si ritrova ad essere innamorata persa di M., cotta.

Chiaramente poi ci sono anche prede con iniziativa che, annoiate, bypassano tutta 'sta manovra complicata, prendono in mano la situazione e la concludono senza inutili tentennamenti.

Come ha fatto L., per esempio.

Vi ho mai raccontato come ha fatto L.?


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* Attenzione. In questo post non si parla di sesso. Il capitolo VITA SESSUALE DI M., forse, verrà pubblicato più avanti.
** Timidone!
*** Molto molto.

lunedì 27 agosto 2012

Vita di M. (Capitolo 13)

VITA POLITICO-ELETTORALE DI M.

M. da ragazzino non si interessava di politica. I suoi genitori erano assolutamente apolitici* e, disperati, decidevano per quale partito votare il giorno stesso delle elezioni**.

M. crebbe in questa atmosfera di diffidente disinteresse per la politica, e si ritrovò sommamente impreparato alla vigilia del suo primo appuntamento elettorale. La politica era per lui una cosa non sporca ma sicuramente torbida. Fatta di gente che non era lì per i motivi per i quali dichiarava di essere lì, e che diceva cose pensandone altre. Gente di cui non fidarsi.

Insomma, votare significava scegliere il meno peggio, un po' a casaccio, per poi non pensarci più fino alle prossime elezioni. Le persone serie, secondo M., non facevano politica. Facevano altro.

A complicare il quadro: l'ambiente cattolico nel quale M. era cresciuto*** e i comizi elettorali che la prof di filosofia, comunista e senza dio, preferiva alle lezioni su Hegel o sulla prima guerra mondiale****.

Insomma, a metà degli anni '90, appena diciottenne, M. non sapeva che fare. Da un lato era tentato dalla sinistra, ma la cosa gli provocava non pochi imbarazzi per via della sua ingombrante militanza cattolica (ricordatevi che i comunisti mangiano i bambini, comportamento decisamente lontano dalla morale cattolica). Schifava la destra in quanto sbagliata*****, schifava Berlusconi in quanto Berlusconi, e non schifava il centro per il solo motivo che il centro non c'era più, spazzato via dalle indagini di Tangentopoli.

Per farla breve, il suo primo voto M. lo diede al Partito Popolare, ovvero il pezzo della DC che si era schierato a sinistra.

In tutta onestà, M. se ne vergogna ancora.

Poi le convinzioni cattoliche di M. andarono lentamente****** scemando, e alle elezioni successive votò Rifondazione Comunista.  Si ritrovò ad essere etichettato come catto-comunista, e non seppe mai se considerare la cosa un'offesa o un complimento.

M., come tutti, dovette poi assistere alle infinite suddivisioni dei partiti di estrema sinistra, che raddoppiavano in numero ad ogni elezione mantenendo però complessivamente lo stesso numero di voti. Grazie a questa brillante strategia elettorale, la sinistra radicale riuscì infine nel suo intento. Uscire dal parlamento.

In quegli anni M. votò, schifatissimo, talvolta il PD, e talvolta Di Pietro. Non votò mai per i Radicali, e ne è veramente molto dispiaciuto.

M. non ha mai militato attivamente in nessun partito politico, e al momento non saprebbe proprio dove collocarsi in questa distesa di macerie grigie e fumanti che è il panorama politico italiano.

Gli piacerebbe comunque, prima o poi, impegnarsi in politica, ma solo dopo la pensione.

__________

* Non anti-politici, proprio a-politici.
** Un atteggiamento di questo tipo, per motivi che andrebbero studiati e compresi, favorisce nettamente partitini come "I verdi", che vengono percepiti come "simpatici e innocui".
*** All'epoca, M. avrebbe definito se stesso come un "cattolico praticante". Vi parlerò dettagliatamente di questo nel capitolo "VITA RELIGIOSA DI M.".
**** A scanso di equivoci: la mia prof di filosofia era ed è una grandissima donna. Sebbene non facesse lezione nel senso "convenzionale" del termine, lasciando lacune imbarazzanti nella mia conoscenza storico/filosofica (per esempio: chi ha vinto la prima guerra mondiale? Proprio non saprei dirvelo...), resta una grandissima donna.
***** Sic.
****** Molto lentamente.

giovedì 26 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 12)

VITA DI M. SUI MEZZI DI TRASPORTO

M. non sa dirvi quando ha imparato a gattonare, né tantomeno a camminare. Era troppo piccolo per ricordarsi. Però si ricorda molto bene quando ha imparato ad andare in bicicletta (senza le ruotine). Avrà avuto all'incirca 5 o 6 anni. Era al mare dai nonni, come tutte le estati. Per le prove di ciclismo era stata scelta la piazza del mercato che, in assenza del mercato stesso, altro non era se non un ampio piazzale senza auto*. Erano state tolte le ruotine alla bici, M. era in sella, coi piedini sui pedali, e suo padre, F., teneva una mano saldamente ancorata sotto la sella per tenerlo in equilibrio.

Vai!, disse F., e M. iniziò a pedalare, mentre F. lo seguiva tenendo sempre una mano sotto la sella.

C'era il sole ed era caldo, e M. fece mille prove fino a diventare abbastanza sciolto e tranquillo, conscio della mano di suo padre che lo sorreggeva. Poi, a un certo punto, M. pedalando si gira per dire qualcosa a F. e lo vede in piedi dietro di lui, con le braccia allargate. M. gli vede entrambe le mani, e nessuna di loro sta sotto la sella a sorreggerlo. M. sta pedalando da solo!

Si emoziona e cade. Ma sa di avercela fatta.

M. userà la bici per tanti anni. Specialmente per andare a scuola. Tutte le mattine, da settembre a giugno, per tanti anni. Ricorda il sonno del mattino e la scarsissima voglia di alzarsi per andare a scuola, che si ripercuotevano in una pedalata loffia loffia, in un incedere pericolante e lentissimo. Quello che M. ricorda di più di queste pedalate mattutine sono le vecchiette che gli passano accanto in bici, sfreccianti.

Se la bici si rompeva, M. andava a piedi per lunghissimi periodi. Il motivo era che per riparare la bici bisognava andare da B., il terribile meccanico delle biciclette, che aveva il negozio vicino a una delle porte della città. B. era un signore che soffriva tantissimo nel vedere biciclette maltrattate. Insomma, la volta che gli portavi una bici che secondo lui non era stata tenuta bene (cioè sempre), ti dovevi beccare una paternale di mezz'ora con tanto di urli e occhiatacce. Per cui M. tentennava un po' prima di andare da B., e per un po' andava a piedi.

Anche nei primi periodi dell'università, a Bologna, M. andava in bici. Poi la bici si ruppe**, venne riparata, si ruppe**, venne riparata, si ruppe di nuovo** e quindi M. si stufò e andò a piedi.

A Firenze, invece, furono gli anni del vespino. Che belli! Andare in giro col venticello addosso, in città e in collina. Peccato che la sua fidanzata di allora non sopportasse salire sul suo vespino perché il vento le scombinava i lunghi capelli***.

In Germania****, invece, M. acquistò un macchinone BMW di terza mano con più di centomila chilometri sul groppone. Special highlight: interni in velluto rosso che lo facevano assomigliare in maniera preoccupante a un pappone, puttaniere o che dir si volgia. Il macchinone gli costò, in riparazioni, molto più di quanto avesse pagato per acquistarlo, ma alla fine del periodo teutonico riuscì persino a venderlo a un trafficante d'auto che esportava catorci in paesi poveri e/o sottosviluppati*****.

A Dublino M. andò a piedi.

E a Parigi, beh... a Parigi c'è il metrò!

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* Più tardi diventò, ovviamente, un parcheggio.
** Non c'è che dire: il buon vecchio B. aveva ragione.
*** Sic.
**** Mi sono rotto le palle di usare le lettere al posto delle nazioni.
***** Il mio fido BMW ora corre sereno e felice su strade Kazache.

lunedì 23 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 11)

VITA CINEMATOGRAFICA DI M.

M. non è mai andato molto al cinema, ma non sa spiegare bene il perché. Probabilmente il problema è che una birretta in un pub batte sempre un cinema, come proposta per una serata.

Due periodi della vita di M. fanno eccezione a questa regola.

Uno è il periodo universitario, specialmente i primi due anni, quando M. abitava vicinissimo a un cinema (l'Apollo) che proiettava film delle stagioni passate a mille lire (sì! lire! M. si sente così vecchio se ci ripensa...) a serata. All'Apollo M. ha sghignazzato vedendo Frankenstein Junior, ha dormito di fronte a Il cielo sopra Berlino*, ha espresso sdegnosa sufficienza dopo la sventurata proiezione di Braveheart, e ha sgranocchiato chili e chili di pop-corn.

Il secondo periodo è il periodo dublinese, dove M., spesso per mancanza di alternative culturali valide, si infilava con la sua amica L. all'IFI (Irish Film Institute), pressoché unico cinema cosy e non holliwoodiano della città. Lì ha visto il suo primo Truffaut (I quattrocento colpi), un'epica rassegna su Paolo Sorrentino (cortometraggi inclusi), il tarantinante Inglorious Basterds, l'Away we go sceneggiato da Dave Eggers (uno dei miti letterari di M.), e tanti altri.

Al momento, non è ancora stato girato nessun film, né è stata avanzata la proposta di girare un film, che abbia M. come protagonista. Non intendo M. come attore, ma proprio un film su M., con qualche attore (bellissimo, s'intende) che reciti nel ruolo di M..

M. è comunque abbastanza sicuro che prima o poi la cosa succederà. Pensa anche che prima o poi scriveranno pure un libro, su di lui. Perché M. è senza dubbio un tipo straordinario, e come disse Leo Longanesi:
Lo storico che fra cent'anni scriverà la storia di questo straordinario "Italiano", se pure in quel tempo userà ancora dedicarsi a una simile professione, dovrà essere un bel tipo. Solo un matto potrebbe intraprendere un tale lavoro; ma vedrete che il matto si troverà.
__________

* Ero molto stanco. Davvero. Wenders mi piace.

lunedì 16 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 10)

VITA DA LETTORE DI M.

M. inizia leggendo Topolino. Poi, non appena le sue capacità tecniche migliorano al punto da consentirgli di smettere di far scorrere il dito indice sulla pagina mentre legge, passa ai libri di avventura. Il suo scrittore preferito è Emilio Salgàri. E il suo personaggio preferito dei libri di Salgàri è senza dubbio il flemmatico Yanez.

A un certo punto anche M., come tutti*, attraversa la fase J. R. R. Tolkien.

Ancora ragazzino (fine scuole medie?) legge 1984 di George Orwell, nonostante (o forse soprattutto perché) i suoi genitori gli avessero consigliato di leggerlo quando sarebbe stato più grande. Scopre che nei libri si possono anche trovare persone che fanno l'amore, e la cosa lo turba parecchio. Poco dopo viene turbato di nuovo aprendo il Giornale di guerra e prigionia di Carlo Emilio Gadda, che suo padre (cattolico) tiene sempre a portata di mano sul tavolino in salotto. Dentro quel libro ci sono bestemmie, proprio bestemmie, contro dio e la madonna, e M. non pensava quella fosse una cosa possibile**.

Al liceo succedono diverse cose interessanti. La prima è che a un certo punto suo padre gli mette letteralmente tra le mani un libro intitolato Il giovane Holden e gli dice, questo lo devi leggere. E M. lo legge. Per 6 volte. E lo trova ogni volta un libro incredibile. Poi, un compagno di scuola gli suggerisce di leggere i libri di un certo John Fante. Così, M. legge Chiedi alla polvere e capisce che ci sono degli scrittori  dei quali bisognerebbe leggere tutto. Proprio tutto.

Verso la fine del liceo M. legge, ascoltando il disco Second sight, dei Bass Desires, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsing, e capisce che si possono scrivere libri bellissimi anche senza avere una storia ben definita, ben strutturata.

Poi c'è la fase mistica Herman Hesse. Il gioco delle perle di vetro lo colpisce soprattutto per il fatto che non si capisca quale sia l'oggetto centrale delle elucubrazioni dei personaggi, ovvero il suddetto gioco delle perle di vetro.

Poi arriva Italo Calvino, e Queneau, con I fiori blu (tradotto da Calvino!), e M. sogna e sorride.

Dopodichè è quasi solo letteratura nordamericana. M. incappa per caso nella meravigliosa follia di Una banda di idioti, poi nello spudorato autobiografismo di Dave Eggers e la sua Opera struggente di un formidabile genio, poi è letteralmente travolto da Richler, Barth***, Franzen and Co.

Ma il libro che più lo segna, che più gli resta dentro è Infinite Jest, di David Foster Wallace****, libro del quale M. non sa parlare senza sentirsi inadeguato.

In un recente sussulto europeista, M. legge e adora La cognizione del dolore di Gadda e Viaggio al termine della notte di Celine. Due libri che M. ama associare in quanto pieni di una poesia impossibile. Ricercata e allo stesso tempo semplice e naturale. E con due delle più belle ultime frasi di sempre*****.

L'ultimo (in ordine cronologico di lettura) scrittore americano per cui M. ha sviluppato una dipendenza è Kurt Vonnegut.

Per concludere con un (importante) dettaglio, M. ha riso ad alta voce in luoghi pubblici per colpa di Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace, La versione di Barney, di Mordecai Richler, 1933 was a bad year, di Joh Fante. Per una questione di par condicio, M. sente di dover aggiungere che ha pianto leggendo L'incarico, di Raymond Carver e The corrections, di Jonathan Franzen.

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* Come tutti i maschietti.
** Ma si possono davvero scrivere delle bestemmie sui libri? E perchè il mio babbo li legge, questi libri? si chiedeva il giovane M., perplesso.
*** L'opera galleggiante è stata aggiunta allo scaffale.
**** Seguito a breve distanza da Freedom, di Franzen.
***** Che chiaramente non cito perchè non si possono svelare i finali, no?

martedì 10 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 9)

VITA SPORTIVA DI M.

Durante la sua infanzia M. ha praticato, con massimo ed indubbio insuccesso, i seguenti sport:
  • nuoto;
  • calcio;
  • tennis;
  • pallavolo.
Poi, raggiunta la maggiore età, interrompe qualsivoglia attività atletica e conduce (serenamente) una vita da invertebrato.

Però, poco più di un anno fa incontra L., se ne innamora pazzamente, e da allora talvolta si ritrova, con suo massimo stupore, in braghette e scarpe da ginnastica a correre in tondo in qualche parco parigino. 

La vita è una cosa davvero imprevedibile.

domenica 8 luglio 2012

Vita di M. (Capitolo 8)

VITA PROFESSIONALE DI M. -- Parte quinta: la gloria.

Dopo due anni trascorsi in E, in un susseguirsi ininterrotto di pioggia, vento sferzante e vuoto pneumatico sul versante "soddisfazioni professionali", M. è scoraggiato, stanco, afflitto, demotivato, umido e pure single.


E fu proprio nel suo ristorante dublinese preferito, ora chiuso e tanto rimpianto*, che M. si sentì dire questa frase, dal suo collega e amico francese A.:
Ma se ti va male con la carriera accademica, che fai?
E quella domanda lo lasciò secco, M., perché si rese conto, nel momento esatto in cui sentì quelle parole, che non si era mai posto il problema. Possibile, si chiedeva M., che dopo tanti anni di peregrinazioni per l'Europa io non abbia mai pensato, neanche una sola volta, alla possibilità di fare altro nella vita?

La cosa lo spaventò un po'.

E allora M. decise di pensarci, a cos'altro avrebbe potuto fare. Decise di pensare a cosa fare da grande, nel caso servisse un piano B.

E fu proprio a questo punto, con un tempismo imbarazzante, che M. vinse, in maniera rocambolesca e non troppo aspettata, un concorso per un posto (fisso!) al consiglio nazionale per le ricerche scientifiche francese.

Ancora incredulo, riceve una telefonata di un big boss francese, che gli dice come prima cosa "Welcome on board!', e poi inizia a scusarsi:
Mi spiace, Mr. Dias, ma non possiamo accontentare la sua richiesta di unirsi al laboratorio XXXX a Y [ridente cittadina in riva al mare nel sud della Francia, NdM]. Per lei andrebbe bene, invece, un posto al laboratorio XXX a Parigi?
E fu davvero difficile, per M., non scoppiare a ridere dicendo:
Si si, direi che Parigi va bene.

Comunque, come utile esercizio di elasticità mentale, M. non ha più smesso di pensarci, a cos'altro potrebbe fare da grande.

__________

* Un giorno ve ne parlerò. Adoravo quel posto. Lo adoravo. E ora non c'è più. Quando ha chiuso son rimasto di pessimo umore per diversi giorni.

giovedì 28 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 7)

VITA PROFESSIONALE DI M. -- Parte quarta: l'esilio.

A chi fosse interessato a intraprendere una carriera accademica gioverebbe sapere che dopo il dottorato ci sono i post-doc. I post-doc sono contratti di durata variabile (generalmente 2 o 3 anni) durante i quali si fa ricerca. Diciamo che se il dottorato è il momento in cui si impara, sotto la guida di un supervisor, a fare ricerca, gli anni dei post-doc sono invece quelli in cui si impara a farla da soli, la ricerca. Camminando sulle proprie gambe.

L'obiettivo è trovare, alla fine, una permanent position (cioè un bel contratto a vita) in qualche Università o istituto di ricerca.

Di solito, si fanno diversi post-doc (2, 3, a volte 4 ecc) prima di trovare un posto fisso o di decidere di lasciar perdere la carriera accademica. È consigliabile fare i post-doc in istituti diversi, possibilmente anche in nazioni diverse, al fine di acquisire esperienze, iniziare nuove collaborazioni scientifiche eccetera eccetera. È importante cercare di lavorare in gruppi di ricerca rinomati e internazionalmente riconosciuti. Tipicamente la ricerca del contratto di post-doc successivo inizia un anno prima della fine del contratto su cui si è pagati al momento, e cercare lavoro in questo campo è un'attività che prende tantissimo tempo. Spesso si può avere l'impressione di passare la maggior parte del proprio tempo a cercare un lavoro, invece che a lavorare. Un'altra cosa da tenere a mente è il fatto che ci sono molte meno permanent position che post-doc, quindi non è per nulla scontato che dopo la trafila post-dottorale si riesca a trovare un posto fisso. Durante il post-doc bisogna pubblicare un sacco di articoli, partecipare a un sacco di conferenze e far vedere la propria faccia in giro il più possibile per essere ben quotati sul mercato. Eccetera. Eccetera. Eccetera.

Tenendo conto di quanto detto qui sopra, M. fa i suoi post-doc in C (3 anni) e E (2 anni), che sono, a suo avviso, le due nazioni europee con la birra migliore.

mercoledì 27 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 6)

VITA PROFESSIONALE DI M. -- Parte terza: il successo universitario e il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca.

Dopo la bocciatura al suo primo esame universitario, M. capisce una cosa. Per passare gli esami è necessario, purtroppo, studiare. Questo inghippo, di cui nessuno gli aveva mai parlato, lo fa sentire dapprima preso in giro ("A saperlo non mi iscrivevo all'Università!"), poi escluso ("Ma perché mai a nessuno è venuto in mente di dirmelo?"), poi rassegnato ("E va bene! Studierò!"*).

Quindi studia e passa tutti gli esami con una media imbarazzantemente alta. Viene bocciato solo in un'altra occasione. A un esame scritto. Il terzo anno. Nel frattempo cambia 3 appartamenti e 7 coinquilini.

Si laurea con lode.

Un trionfo.

Che è solo un inizio.

Un trionfo che non può essere interrotto.

Quindi M. decide di fare un dottorato di ricerca.

Munito di zainetto, gira l'Italia facendo concorsi di ammissione a Dottorati di Ricerca. Per la precisione, ne tenta quattro, di concorsi. In due occasioni si sente dire "no, grazie", in una occasione viene accettato, ma solo per sbaglio**, in un'altra viene accettato e diventa quindi, a tutti gli effetti, un dottorando.

Ah! La vita del dottorando!

[Potrei scrivere pagine e pagine, ma ve le risparmio.]

Ad ogni modo. I tre anni di dottorato passano volando. Così come volano via gli ottocento euro mensili della borsa di studio. Principalmente convertiti in pinte di birra. Una Caporetto economico/finanziaria.

Ma M. ce la fa. Si dottora. Diventa Dottore di Ricerca.

È tempo di fare bilanci: M. ha iniziato il dottorato con poche centinaia di migliaia di lire in banca, e lo finisce con all'incirca la stessa somma (200 euri, euro più euro meno, così suddivisi: 100 in banca e 100 in tasca).

Ma senza gli aperitivi (leggasi: ordina una birra e mangia a sbafo come un suino) e le happy hour (leggasi: ordina mille birre e a mangiare ci pensi un'altra volta) sarebbe probabilmente morto di stenti.

Lo stipendio di un assegnista di ricerca in A (l'Assegno di Ricerca è il normale proseguimento di un Dottorato di Ricerca, se si è intenzionati a continuare la carriera accademica) è di ben*** 100 euri superiore alla borsa di Dottorato. E una pinta di birra costa (o costava, all'epoca, nella città dove M. risiedeva) 5 euri.

M. decide quindi di espatriare.

__________

* "Stronzi!"
** Queste cose succedono solo in Italia. Dovevano prendere un altro. Era scritto. Solo che alla fine presero me, M., per sbaglio, e io rifiutai, dopo aver accertato che nessun professore al dipartimento di X dell'Università di Y mi volesse.
*** Sarcasmo.

martedì 26 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 5)

VITA PROFESSIONALE DI M. -- Parte seconda: gli studi superiori e l'esordio universitario.

Chiusa la triste parentesi delle scuole medie, M. si iscrive all'unico liceo scientifico della sua città natale*. Non è chiaro se al liceo sia o meno il primo della classe, forse non lo è, ma l'unico motivo è il fatto che, oggettivamente, non si impegna abbastanza. Con un minimo di impegno lo sarebbe stato di certo.

Con le scuole superiori torna anche, e con prepotenza, la grande popolarità di M., amatissimo dai compagni di classe. D'altro canto, purtroppo e incomprensibilmente, M. viene completamente ignorato dalle sue compagne di classe.

A posteriori, le motivazioni per questa scarsa popolarità tra le ragazze sono chiarissime. M. non ha cambiato di una virgola la sua terrificante pettinatura**, e nei rari casi in cui vince il panico paralizzante e approccia una ragazza, tutto quello che riesce a fare è arrossire e balbettare frasi sconvenienti e/o incomprensibili.

Grazie a un miracolo***, all'esame di maturità M. si aggiudica un immeritatissimo 60/60.
Qualche compagno mugugna, levando gli occhi al cielo (ma senza rancore né invidia, direi piuttosto con l'affetto che si prova per un leggendario cugino di terzo grado che nonostante tutto casca sempre in piedi): "questo non ha mai fatto un cazzo...".

Finito il liceo, M. decide di iscriversi all'università. Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali. Si immatricola in ritardo, e quindi non può beneficiare della dispensa delle tasse universitarie di cui godono gli studenti usciti dalla maturità con il massimo dei voti. Questa piccola distrazione gli vale la più grossa cazziata che il padre gli abbia mai fatto in vita sua, addirittura più grossa di quando, da ragazzino, giocando distrusse il lampadario della sala da pranzo.

All'università, M. non fa nulla (a parte seguire i corsi) fino a maggio, poi fa lo spaccone e dice a un capannello di compagni di corso: "scommettete che preparo analisi in dieci giorni?".

Passa lo scritto con "quasi sufficiente" ma viene bocciato all'orale****.

Fortunatamente, non aveva scommesso niente.

__________

* No, non ci penso neanche a dirvi qual è la mia città natale.
** Anche se adesso, va detto, si pettina da solo.
*** Non c'è nessun altra spiegazione. Davvero.
**** "Ci vediamo la prossima volta", con questa frase si liberò di lui il Prof V., basso e pelato.

lunedì 25 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 4)

VITA PROFESSIONALE DI M. -- Parte prima: l'infanzia.

Alle scuole elementari, M. era il primo della classe. Primo in una classe di ben ventuno (si, ventuno!) scolaretti. Nonostante non portasse ancora occhiali, era già chiarissimo dal suo taglio di capelli* con la riga da una parte che entro breve sarebbe diventato miope, e avrebbe iniziato a portare due belle lenti correttive dalla superficie paragonabile a un campo da calcio. Con tanto di montatura in metallo da secchione.

Nonostante fosse il primo della classe, e nonostante la normale e sana avversione che le persone normali provano per i secchioni, M. era molto popolare tra i suoi compagni di classe**. Per esempio, facevano tutti la fila, maschietti e femminucce***, per dargli dei pizzicotti sulle guance, morbidissime.

E questo è solo uno tra i tanti episodi che potrei citare.

Alle scuole medie, a causa della poca lungimiranza e dell'ottusità dei suoi compagni, M. non era per nulla popolare. Le scuole medie gli fecero piuttosto schifo, e anche oggi M. non sopporta i ragazzini che fanno le scuole medie. Li trova davvero stronzi.

Nonostante tutto questo, M. era il primo della classe anche alle scuole medie e le sue pagelle erano piene di A e B.

M. esce dalle scuole medie con il massimo dei voti, e il suo nome finisce sulle pagine del quotidiano locale che pubblica ogni anno la lista degli studenti che si sono aggiudicati un "Ottimo" all'esame finale.

__________

* Pettinati amorevolmente ogni mattina da sua madre.
** Modestamente, sono sempre stato molto popolare.
*** Alle scuole elementari il sesso non è una questione particolarmente prioritaria.

sabato 23 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 3)

VITA FUORILEGGE DI M.

Come chi ha letto i post precedenti già sa, M. è da anni un fuorilegge. La legge parla chiaro. Copio-e-incollo dal sito del Ministero degli Interni:
Devono iscriversi all'AIRE i cittadini che trasferiscono la propria residenza, da un comune italiano all'estero, per un periodo superiore all'anno.
A parte le virgole, a mio avviso messe assolutamente a cazzo, il testo è chiaro ed inequivocabile. E M., che ha vissuto all'estero per 8 anni senza mai iscriversi all'AIRE, è ed è stato a tutti gli effetti un fuorilegge.

M., qualora fosse interrogato riguardo alla vita del fuorilegge, direbbe che tutto sommato è una vita normale. Con gli alti e i bassi delle vite normali. Le docce al mattino. Le colazioni frettolose. Le pigre domeniche. Gli amori amorosi. La cioccolata. Le gioie, le tristezze, e tutto il resto.

Comunque, dopo tantissimi (27) anni di noiosa legalità in A, M. è stato fuorilegge prima in C (3 anni), poi in E (2 anni), ed infine in G (3 anni), dove tuttora risiede.

Stanco di rischiare le conseguenze di un mandato di cattura internazionale, pochi mesi fa M. ha messo la testa a posto e si è iscritto (o perlomeno ha cercato di farlo) all'AIRE.

A breve, M. rientrerà nell'ambito della legalità.

venerdì 22 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 2)

VITA ANAGRAFICA DI M.

All'anagrafe, M. risulta da sempre residente in A. Dalla nascita*. In realtà non è vero niente. M. da 8 anni risiede da un'altra parte, ma non lo dice a nessuno. E' a tutti gli effetti un fuorilegge.

Poi, pochi mesi fa, in preda a mille rimorsi, si iscrive all'AIRE (che è l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero). Al momento la sua situazione non è chiara, dato che l'ambasciata italiana in G non sembra aver preso in grossa considerazione la sua (gentile) missiva. Non ha ricevuto alcuna conferma, né tantomeno una risposta, riguardante l'avvenuta iscrizione, ed è un po' preoccupato.

Ad oggi, non è chiaro se M. risieda in A o in G.

A lunedì, per il Capitolo 3.

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* Ma davvero credevate che fossi nato in Portogallo?

giovedì 21 giugno 2012

Vita di M. (Capitolo 1)

VITA ON-LINE DI M.

Sul Blog di M., che sta per Manoel O. Dias, si legge che:
Manoel O. Dias
Nasce in Portogallo, cresce in Italia, vive in Francia. A Parigi.
che, tradotto seguendo lo schemino che potete trovare nell'ultimo post (e che dovreste aver imparato a memoria, o copiato su un post-it e appiccicato sul monitor) diventa:
M. nasce in H, cresce in A, vive in G. A Parigi.
Si tratta, purtroppo, di informazioni fasulle, o perlomeno parzialmente fasulle. Palesemente fuorvianti, e pienamente coscienti di esserlo. Per esempio, M. non si chiama Manoel O. Dias, e non è nato in H, bensì in A.

M. è stato in H una sola volta in vita sua, nell'estate 2009, e gli è piaciuto davvero un sacco.

A domani per il Capitolo 2.

mercoledì 20 giugno 2012

Vita di M. (Prefazione)

[Dove, per chi se lo stesse chiedendo, M. stà per Manoel.]

Da oggi mi sbilancio e vi racconto la mia vita, iniziando più o meno da quando ho lasciato l'Italia, o da poco prima. Correva l'anno 2004. Quasi 8 anni fa. Però... Mica poco.

Per praticità*, dividerò la mia vita in comparti (vita anagrafica, vita sociale, vita professionale, vita sentimentale ecc), e li racconterò ad uno ad uno. Per ragioni stilistiche*, userò le seguenti abbreviazioni:

A = Italia
B = Olanda
C = Germania
D = Polonia
E = Irlanda
F = Gran Bretagna
G = Francia
H = Portogallo

Talvolta, le stesse lettere, od altre lettere, seguite però da un punto, staranno ad indicare nomi proprio di persone che ho incontrato, o anche di me stesso. Per esempio, M. starà per Manoel. L. starà per L.. Facile, no? Mentre C starà per Germania, ma C., col punto, starà per un nome proprio che inizia per C.

Tutto chiaro?

Domani il Capitolo 1.

Vi consiglio di stampare lo schemino qui sopra, o di copiarlo in un post-it e appiccicarlo al monitor o tenerlo sotto mano mentre leggete i vari capitoli. Potete anche impararlo a memoria, se vi va. Vi faciliterà la lettura della Vita di M.**.

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* No, è solo che sono pazzo.
** Sono un cretino.