giovedì 24 settembre 2015

La porta

Alla fine è successo. Doveva succedere. Mi sono chiuso fuori casa. Anzi, ho chiuso me stesso e tutta la famiglia fuori casa.

Il problema è la porta. La porta parigina del nuovo appartamento parigino dove la famiglia Dias vive da poche settimane. La porta parigina ecc ecc ha una serratura blindata a dir poco perfida. Se uscite e chiudete la porta lasciando sbadatamente la chiave nella toppa, all'interno, la porta poi non si apre più. Nemmeno se avete un'altra copia della chiave. Perché la chiave entra nella serratura esterna ma non gira. Non gira, Cristo!

Me n'ero accorto subito (non mi sfugge niente) appena preso possesso del nuovo appartamento, e mi ero raccomandato con L., "Mi raccomando, non lasciare mai la chiave nella serratura interna!".

Bene.

E così, l'altro giorno sono uscito e ho chiuso la porta lasciando sbadatamente la chiave nella toppa, all'interno. Quindi mi sono trovato come un fesso sul pianerottolo, con la Tipsy nel passeggino che mi guardava perplessa mentre smadonnavo e cristonavo.

Ho quindi chiamato L., in cerca di ispirazione, e lei mi ha detto che sono un coglione.

Ho quindi deciso di mostrarle di che pasta è fatto Manoel Octavio Dias e ho proclamato: "Aprirò questa dannata porta!".

Dopo una breve riflessione mi è venuto in mente il vecchio trucco della radiografia, che pare funzioni in queste situazioni. Inserire una radiografia nello spiraglio tra la porta e lo stipite e muoverla su e giù, all'altezza della serratura. Finché la serratura scatta e la porta si apre. Ma dove la trovo una radiografia? Dunque dunque dunque... Ma sì, la mia vecchia vicina di casa (vecchia sia nel senso di ex-vicina di casa che nel senso di vicina di casa anziana)! Vuoi che non abbia una radiografia? Ce l'avrà di sicuro! Ma il picco di entusiasmo è durato pochissimo e alla fine ho desistito ("Buoansera C., siccome lei è piuttosto anziana mi potrà sicuramente aiutare: mi presta una sua radiografia del femore?" no, dai, non si può fare...).

Chiamo quindi il mio amico S., che lavora all'università. Mentre la Tipsy continua a guardarmi perplessa gli chiedo se possa procurarmi dei lucidi, sai i vecchi lucidi?, detti anche "trasparenze", quelli che si usavano per fare le presentazioni prima che esistesse PowerPoint. "Provo a vedere se ne trovo e poi te li porto".

Dopo mezz'ora, durante la quale telefono a C. per chiederle se sarebbe disponibile, eventualmente, a prestarmi una radiografia, e lei mi dice di si, e durante la quale una vicina di casa mi regala svariate cartelline di plastica trasparenti che io letteralmente distruggo infilandole nella fessura tra la porta e lo stipite e muovendole forsennatamente su e giù... insomma dopo una mezz'ora arriva S. coi lucidi. Armeggiamo per un'altra buona mezz'ora alla porta che non ne vuole sapere di aprirsi.

A quel punto, dopo un altro paio di telefonate a L. per chiederle consigli ("Sei un coglione! Un coglione!!!") decidiamo di chiamare un serrurier, che è la parola francese per questi signori che, oltre a vendere serrature e porte blindate, si offrono anche di aprire le porte lasciate maldestramente chiuse dai loro proprietari.

Il serrurier dice che siccome la porta non è chiusa a chiave me la può aprire per SOLI centocinquanta (150) euri. Cazzo, penso io. E dopo uno sguardo a una Tipsy implorante, preso dallo sconforto, accetto.

Il serrurier arriva 20 secondi dopo (il suo negozio è letteralmente di fronte a casa). Ha una valigetta. Molto bene, penso, sarà piena di attrezzi sofisticatissimi e luccicanti con i quali aprirà la porta. E invece, con mia grande delusione, tira fuori un foglio di carta plastificata e inizia a fare ESATTAMENTE quello che stavamo facendo io e S. con i lucidi fino a un secondo prima. Con l'unica differenza che il signor serrurier non si cura minimamente dell'incolumità della porta e, mentre armeggia con la carta plastificata la tempesta di vigorosi pugni e calci. E la porta ballonzola e vibra e sfrigola ma non si apre.

Ed è a questo punto che, attirato dal frastuono, il vicino di pianerottolo apre la porta e ci sorride.

Allora. Bisogna dire, prima di tutto, che il mio vicino di pianerottolo è un soggetto incredibile. Per farvi capire l'incredibilità del soggetto, basti dire che alla mia ipotesi, "secondo me quel tizio ha 16 anni" S. ha risposto, serissimo, "ma che cazzo dici, ne avrà almeno 40!". Ecco, giusto per inquadrare il tipo.

Insomma, il vicino, dopo aver detto bonjour e aver guardato per qualche minuto il serrurier che massacrava di colpi la porta, dice: "Ma non potete chiamare un serrurier?".

Seguono svariati secondi di silenzio, con tutti gli occhi presenti nel pianerottolo rivolti a lui, dopodiché il mio dito indica il serrurier e la mia bocca pronuncia la frase "E' lui il serrurier".

Soddisfatto dalla mia risposta il vicino di pianerottolo continua a guardare il procedere dei lavori. E dopo cinque minuti approfitta di una breve pausa del serrurier per consigliarlo: "Ma non può smontare a serratura? E poi apre la porta e poi la rimonta".

Il serrurier alza un sopracciglio, poi l'altro, poi ride. E senza proferir verbo ricomincia a tempestare di calci e pugni la porta.

Ma è dopo altri cinque minuti di calci e pugni sferrati senza alcun riguardo alla mia povera porta dall'indomito serrurier che il vicino di pianerottolo raggiunge l'apice del suo disquisire, pronunciando la frase che lo renderà immediatamente il mio idolo assoluto.

"Ma non c'è nessuno in casa?".

Applausi. Applausi scroscianti.

Sipario. 

sabato 30 maggio 2015

La cruda verità

Parigi, quattordicesimo arrondissement. Cena. Dialogo tra L. e M., italiani all'estero. Expats.

L: La parola expat mi fa schifo.
M: Sì, non è mai piaciuta nemmeno a me.
L: Che poi, cosa vuol dire?
M: Mmm... Vediamo... Immigrato proveniente da un paese industrializzato...?
L: Sì appunto. È per non mescolarsi agli immigrati "veri"... Che sono poveri e puzzano.
M: Immigrato fighetto? Intellettuale? Ricco? Benestante? Colto?
L: Sì, probabilmente vuol dire quello, ma che senso ha? Non siamo tutti immigrati uguali?
M: Ma il vu cumprà, tecnicamente, è o non è un expat? O te lo immagini un albanese in Italia darsi arie da expat? O il kebabbaro che porge il panino a un affamato studente erasmus che ha dimenticato a casa il portafoglio e gli dice, con complicità: se non ci si aiuta tra di noi expat!
L: Ah ah ah!

RIASSUNTO: La parola expat è stata inventata per distinguerci dai negri*.

Sipario.

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* Si intende qui negri in senso lato.

mercoledì 29 aprile 2015

Autonomia politica

Premetto che seguo pochissimo le vicende politiche italiane perché è decisamente molto più divertente cambiare i pannolini ricolmi di merda fumante della Tipsy.

Però leggiucchiando i titoli dei giornali mi pare di capire che in Italia oramai il PD domini la scena, con le opposizioni relegate a trafiletti insignificanti scritti in corpo 2.

Sì, perché leggendo i titoli dei giornali, uno che non sappia nulla dell'Itaia penserebbe che al governo c'è il PD, che vuole assolutamente fare una legge elettorale chiamata Italicum, mentre il principale partito di opposizione, sempre il PD, fa di tutto affinché questa legge non passi. Allora il PD, essendo al governo, decide di mettere la fiducia su quella legge, in modo da obbligare i parlamentari dell'opposizione (sempre del PD) a votarla.

A questo punto in un paese normale dovrebbero insorgere i partiti di opposizione e dire che questo è un insulto alla democrazia e compagnia bella. Ma non ho trovato traccia sui giornali (però tenete conto che leggo solo i titoloni in corpo 1000) di nessun significativo sussulto di Forza Italia, Lega, o quell'altro partito dell'Angelino che adesso manco ricordo più com'è che abbiano deciso di chiamarlo. Forse Grillo ha detto che è uno schifo e che devono andare tutti a fare in culo, ma tanto lui lo dice sempre, a tutti, e su tutto, quindi non so se devo prendere la cosa seriamente o no...

Insomma. È il PD che strepita. Che si indigna. Che protesta con veemenza contro se stesso. Mentre i partiti di opposizione forse hanno capito che la strategia migliore è non intervenire e lasciare che siano loro a disintegrarsi con le loro stesse mani.

Se a questa straordinaria autonomia politica del PD in parlamento si aggiunge il fatto che, grazie alla legge elettorale detta Porcellum, gli elettori non hanno potuto scegliere nessuno dei parlamentari che ci stanno regalando questo spettacolo, non resta che avanzare la seguente proposta.

Riassumendo. Al PD non serve una opposizione, perché tanto se la fa da solo, così come al PD (e a tutti gli altri partiti) non servono nemmeno gli elettori, dato che la lista degli eletti è stata decisa a tavolino da un paio di cialtroni incravattati. Quindi il PD ha raggiunto sia l'autonomia politica in parlamento, che quella fuori dal parlamento.

Proposta. Perché non li lasciamo fare? Mentre loro supercazzolano come se fosse antani, noi ci inventiamo un sistema democratico, con elezioni democratiche, con dei partiti di destra e di sinistra* eccetera eccetera e, senza dirglielo, ricominciamo da capo. Mettiamo il parlamento da un'altra parte, magari in un centro sociale occupato che tanto oramai non si sa più che fare nei centri sociali occupati, e lasciamo per un po' le sedi istituzionali ai vari Mattei, Angelini, Pierluigini, Silvi ecc.

Fino a quando si accorgeranno, probabilmente non prima del mancato ricevimento del modesto stipendio da parlamentari, che l'Italia è andata avanti senza di loro.

Sarebbe bello, no?

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* Ma non di centro! Dai. È palese ormai. In Italia il centro non funziona. Tutti vogliono il centro e quindi sono anni e anni che dobbiamo sorbirci queste puttanate tipo centro-sinistra, centro-destra, e centro-centro. Con tutti i partiti che assomigliano sempre di più alla DC. Basta cazzo. Da adesso in poi o uno è di destra o di sinistra. O al massimo anarchico. E basta! E non ditemi, per cortesia, e i cattolici dove li mettiamo? Metteteli dove vi pare. Ma non al centro, perdio!

mercoledì 25 marzo 2015

Tempo (poco, molto) tiranno

[Singing]

Se potessi avere
un post al mese,
senza esagerare,
sarei certo di trovar
tutta la felicità.

[Stop singing]

Ah, che bello che sarebbe avere il tempo di scrivere un post al mese!

[Singing, again]

Se potessi avere
un post al mese...

[Ad libitum. Fading.]

domenica 1 febbraio 2015

Miracolo italiano

E tutti a dire che Renzi ha fatto il colpo del secolo. La grande manovra politica. Capolavoro di Renzi. Genio. Li ha messi a posto tutti. Eccetera.

L'elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica è stata salutata come un trionfante successo di Renzi.

Consiglio: quando tutti o quasi, in Italia, gridano al miracolo è sempre bene utilizzare il cosiddetto (da me) "approccio descrittivo". Ovvero, fingi di dover spiegare cos'è successo a qualcuno che non ne sappia nulla (per esempio, prendete un marziano che sia appena atterrato con la sua navicella spaziale in Italia, senza aver mai sospettato prima d'ora che la terra fosse abitata).

Bene.

Ecco il grande trionfo, riassunto per il nostro amico marziano, in 3 punti.

1) Renzi è riuscito, cosa mai vista fino ad ora!, a far eleggere un democristiano Presidente della Repubblica. Pazzesco. Non era mai successo fino ad oggi.

2) Renzi è riuscito a fregare, mettere in un angolo, e forse cancellare dalla scena politica il più temibile temibilissimo di tutti gli avversari politici, ovvero un vivace vecchietto settantottenne erotomane e puttaniere, già più volte presidente del consiglio, al momento ai lavori sociali per scontare una condanna per evasione fiscale, interdetto dai pubblici uffici, ma comunque leader di un partito da lui fondato i cui membri provvisti di encefalo funzionante hanno oramai capito che per lui è finita (anche solo per motivi anagrafici).

3) ha ricompattato il PD, ridandogli un senso di identità che sembrava quasi perso. Finalmente il maggior partito del centro sinistra italiano è di nuovo unito, sotto la guida di un devoto ex boy scout cattolico di buona famiglia democristiana.


Scusate ma a me viene da ridere. Anzi no. Non c'è un cazzo da ridere.

Siamo un popolo che ha perso il senso del ridicolo.

venerdì 21 novembre 2014

Ricordi di gravidanza e di feci feline

Se è vero (ed è vero) che le donne incinte devono evitare accuratamente il contatto con le feci feline*, per quale motivo L., incinta di svariati mesi, cercava di immobilizzare il davanti della gatta U., che miagolava isterica e si dimenava come se fosse posseduta, mentre io cercavo di immobilizzarne con una mano il di dietro, completamente sporco di merda, mentre con l'altra, nuda, cercavo di separare la suddetta merda dai suoi lunghi peli bianchi?

Attorno a noi, il parquet dell'appartamento olandese di L. era striato da mefitici arcobaleni marroni. Opera di U., che resasi conto di avere un quintale di merda appiccicata ai peli, aveva cercato di liberarsene sfregando pen bene il culo sul pavimento. E ancora. E ancora E ancora. Frenata dopo frenata. Lunghe arcate marroni che un disperato me inseguiva nel tentativo di acciuffare il felino merdoso.

Alla fine ci siamo arresi.

Portala da un veterinario! ha gridato L., e io ho ubbidito (dopo essermi lavato le mani per circa sette ore).

Le cliniche veterinarie olandesi sono un'esperienza che, almeno una volta nella vita, andrebbe fatta. A Parigi eravamo abituati al nostro mitico veterinario J.-N., un signore di una certa età che riceve in maniche di camicia in un minuscolo e fatiscente ambulatorio, dove lavora solo lui, senza segretarie, assistenti, e via discorrendo. Non puoi nemmeno pagare col bancomat, dal buon J.-N., solo contanti. Tanto c'è una banca dietro l'angolo, mi ha detto una volta.

Invece le cliniche veterinarie olandesi assomigliano a case di cura per V.I.P., con vetrate, arredo moderno, luci scintillanti, e due biondone altissime a ricevere i clienti. Dietro a un sobrio bancone ricoperto di paillettes. Sorridenti, e avvolte in un immacolato camice bianco**.

Mi avvicino al banco della reception, di fronte alla biondona di destra. Fatico a tenere gli occhi aperti, abbagliato dal candore del suo camice. Ho in mano la gabbietta con dentro U., ma è dietro al bancone, e la biondona non la vede.

Vorrei vedere un veterinario, esordisco, sicuro di me. La biondona mi guarda un po' perplessa. Le mia sopracciglia si alzano, in un'espressione interrogativa. Mah..., dice infine la biondona, mah... lei... ha un animale?

E io che sono un genio rispondo, serissimo: naturalmente no, è per me!

Dopo qualche secondo di occhi sbarrati e increduli, entrambe le biondone si mettono a ridere. Ah ah ah che simpatico. Qual è il problema del suo gatto? E non so come, ma trovo una parafrasi inglese educata della frase: "ha il culo pieno di merda vi prego aiutatemi".

Nell'ambulatorio la scena è la seguente. Io e un'assistente della veterinaria teniamo ferma U. che miagola disperata mentre la veterinaria con un enorme rasoio elettrico le rasa tutto il di dietro, essendo quello l'unico modo per liberarsi di quell'impiastro di merda e peli.

Finito il lavoro di rasatura, sadicamente, la veterinaria proclama: devo farle un'ispezione rettale. E prima che io possa esprimere la mia perplessità ficca un dito nel culo di U. che ulula il suo disappunto e scalcia e grida miaaaaaaouw miaaaaaouw!

Poi la veterinaria mi dà un integratore alimentare che dovrebbe aiutare U. a fare la cacca bella soda e compatta e mi invita a tornare dalle biondone per il pagamento.

Sessantatre euro.
What?!?!?
Sessatatre euro, mister.

Lo scontrino è scritto in Dutch, ma riesco a decifrare che i 36 euro dovrebbero essere la tariffa per la visita (quale visita?) e le tre voci da 9 euro l'una dovrebbero essere il prezzo dell'integratore alimentare, della rasatura e del dito nel culo.

Nove euro per un dito nel culo.

Ripeto: nove euro per un dito nel culo.

THE END

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* Per minimizzare il rischio di prendersi la toxoplasmosi, pericolosissima per il feto.
** Sto esagerando, ma non troppo.

domenica 19 ottobre 2014

Dieta dimagrante

S.: "Mi fai vedere le tette?"
L.: "Perché vuoi vedere le mie tette?"
S.: "Voglio vedere il latte!"
L.: "Amore, ma non si vede il latte! Il latte è dentro alle tette..."
S.: "Voglio vedere le tette da dentro, allora"

S. ha 3 anni ed ha appena finito di guardare L. che allatta la Tipsy. Siamo a casa dei genitori di S., in cortile a goderci il sole. Dopo aver guardato le tette di L., S. dice a sua sorella:

"Saltiamo addosso a Manoel!"

e dopo pochi secondi sono tutte e due sopra di me, che me ne stavo fino a poco prima serenamente disteso sull'erba.

S. inizia a tastarmi la pancia. Mette le due manine ai lati del mio ombelico e spinge. Poi rilascia la pressione. Poi spinge.

Fa così tre o quattro volte e poi mi guarda, perplessa, e dice:

"Perché hai le tette così in basso?"




domenica 14 settembre 2014

Biberon

Il primo biberon non si scorda mai.

Specialmente se non ci si è organizzati bene.

Fino ad ora la Tipsy si è nutrita solo ed esclusivamente di latte materno prelevato direttamente alla sorgente: la tetta di L., madre esemplare e gran schianto di donna.

Solo che L. più o meno dal secondo mese di gravidanza ha iniziato ad avere attacchi di panico al solo pensiero del "distacco" della Tipsy dal suo seno. Lei vorrebbe allattarla. Sempre. Fino almeno alla terza liceo.

Quindi è chiaro che ogni qualvolta si parlasse di tiralatte, svezzamento, pappine omogeneizzate e compagnia bella, L., scaltrissima, riusciva sempre a cambiar discorso.

Partiamo quindi per Creta (dove siamo tuttora) perché L. aveva questa conferenza, e io la seguivo in veste di baby sitter certificato. C'è da dire che L., prima di partire, aveva noleggiato un sofisticatissimo tiralatte elettrico, che è stato messo in valigia senza mai esser stato provato una volta che fosse una. Se ne parlava a malapena, del tiralatte. Era una specie di coperta di Linus, un talismano caccia spiriti maligni, un ferro di cavallo, insomma avete capito.

Al mattino del primo giorno della conferenza L. si sveglia isterica come non mai, nutre la creatura e poi installa il sofisticatissimo tiralatte elettrico, se lo attacca alle poppe e inizia a bestemmiare contro Iddio e la Sacra Vergin Maria: "Non funziona questo affare non funziona cazzo cazzo cazzo!!!", accompagnata da un ritmico CIUNF-CIUNF-CIUNF-CIUNF che esce da uno scatolozzo nero al cui sono attaccati due fili bianco-traslucidi che terminano in due bottigliette le cui estremità a forma di pompetta sono appiccicate alle tette di L. e le strizzano ritmicamente, una volta ogni CIUNF. E le madonne e gli iddii crescono in un climax che sfocia nel conclusivo "ODDIO FORSE NON HO PIU' LATTE!!!!!!!!!!".

Fortunatamente sono le 6 del mattino e quindi c'è tempo per bestemmiare a dovere. Disperarsi. Bestemmiare ancora un poco e poi rimettersi a letto.

Attorno alle 8 vengo svegliato da un rumore oramai familiare. CIUNF-CIUNF-CIUNF-CIUNF! Mi rigiro nel letto senza capire. Mi appisolo.

Verso le 9 mi sveglio, la Tipsy dorme beata e L. stringe in mano una bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di freschissimo latte materno. Appena munto.

"Lo metto in frigo e scappo che è tardissimo!", e fugge alla conferenza dove, invece di ascoltare con interesse i vari relatori sta tutto il tempo su Skype a smessaggiarmi "ALLORA? COME VA'? BEVE? FUNZIONA?".

Io non me la passo di certo meglio. La Tispy si è svegliata e urla come una scimmia del Borneo, reclamando la sua poppata. La prendo in braccio, cerco di tranquillizzarla (senza alcun successo) mentre con la mano libera estraggo dal frigorifero la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno. Svito il tappo e lo sostituisco con una tettarella. Il più è fatto, mi dico.

Sono pronto!

E un po' emozionato.

"Allora io vado!" scrivo a L. su Skype.

"FERMOOOOO!!!!!!!! FEEERMOOOOOO!!!!! NON GLIE LO DARAI FREDDO????????"

Ostia.

Google: "latte materno biberon temperatura". Enter. E mi si apre un mondo.

L'ideale sarebbe a temperatura ambiente. La Tipsy urla come se la stessi smembrando a colpi di scure e la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno che stringo in mano è freddissima.

Grazie a Dio abbiamo avuto la provvida idea di affittare un appartamento qui a Creta. Quindi mi scaglio verso la cucina e cerco a casaccio. La prima cosa che trovo è una pentola dalla capienza di circa ottomila litri. Mentre la Tipsy, oramai integralmente paonazza, grida a pieni polmoni la sua rabbia verso questo schifo di mondo io riempio la pentola, probabilmente mettendo in ginocchio il sistema di irrigazione dei campi di mezza isola, e la metto sul fuoco (la pentola, non la Tipsy).

Aspetto che l'acqua si riscaldi, piacevolmente intrattenuto da una lattante infuriata che si dimena e scalcia e grida e vuole la sua tetta e la vuole ADESSO.

Butto l'occhio su google e leggo anche che, "una volta tirato fuori dal frigorifero, il latte materno andrebbe consumato entro mezz'ora".

E giù con un rosario di bestemmie che si mescola alle urla disperate di una povera creatura affamata. Quando l'ho tirato fuori? Quando??? Quando?????

Metto il fornello a palla e immergo la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno.

"...fate però attenzione a non riscaldarlo troppo per non alterarne le proprietà nutritive..."

MA CAZZO CAZZO CAZZO E CAZZO!!!!!!

CAAAAAAZZOOOOOOO!!!!!!

Tolgo la bottiglietta ecc ecc dalla pentola, chiedendomi come mai non sia ancora arrivata la polizia. Delle due l'una: o tutti gli abitanti del villaggio nell'arco di 1 km sono sordi, oppure sono abituati a stragi violentissime e cruente carneficine e quindi non si curano di mezz'ora di urla lancinanti e assordanti.

Ho la bottiglietta coi centoventicinque millilitri in mano.

La bottiglietta è calda.

E il latte dentro?

"Versatene una goccia su una mano. Se non senti niente è alla temperatura giusta!" mi dice L. su Skype "ma la Tipsy piange?".
"Ma no amore! Figurati! Sta leggendo il giornale...".

Mi verso qualche goccia sul dorso della mano. Mah. Mi pare vada bene.

"Allora io vado!" dico trionfante (e sconvolto) a L. su Skype.

"Vai!".

La prima mossa è facile. La bocca della Tipsy è spalancata. Si vede l'ugola tremolare mentre si produce in urli che al confronto Pavarotti era uno smidollato con poco fiato. La bocca spalancata occupa circa il 95% della faccia della Tipsy, ed è un giochetto da ragazzi infilarle dentro la tettarella di cm 0.5.

Però poi com'è che si comunica alla Tipsy il fatto che dovrebbe chiudere la bocca e iniziare la suzione?

Grida e urli, colore che dal viola passa al blu. La Tipsy ha proprio fame.

Ah. Mi son dimenticati di dirvi che da circa 15 minuti sto sudando come uno che abbia appena terminato la maratona di Nuova York senza farla precedere da alcuna preparazione atletica. Gocce di sudore paterno si riversano copiose sulla faccia blu della Tipsy, che non se ne cura e continua con le urla.

Provo a mungere con le mani il biberon e spruzzare preziose gocce di latte materno tra le fauci della lattante inferocita, non sortendo alcun effetto che non sia un rinvigorirsi delle grida.

Provo a infilarle la tettarella in bocca nei rari attimi in cui la Tipsy riprende fiato prima di lanciarsi in nuove, mirabolanti litanie di lamenti.

Niente da fare. La Tipsy non sa che farsene di un biberon. Vuole una tetta.

Il volto disperato della Tipsy è oramai rigato da lacrime miste a sudore paterno.

Uno schifo.

Poi non so come, ma all'improvviso capisce il meccanismo. E si placa come se nulla fosse successo. E io la guardo, volto e capelli sconvolti e sudatissimi, mentre in 40 secondi finisce il biberon.

Poi fa un sonoro rutto e si addormenta. Beata.

sabato 13 settembre 2014

Cardiopatici di tutto il mondo unitevi

Ambientazione: taverna tradizionale cretese. Nessuno tranne noi parla una parola di inglese, ne' tantomeno qualsiasi altra lingua che non sia il greco.

Personaggi: la Tipsy, L., il babbo di L.* e il sottoscritto, Manoel O. Dias.


Insomma qua a Creta, dove siamo più o meno in vacanza, alla fine di ogni cena arriva il cameriere e porta il dessert offerto dalla casa. Il dessert è invariabilmente accompagnato dal Raki, una specie di versione greca della grappa, solo molto più cattiva.

Il cameriere, baffoni e capelli bianchi, si avvicina al tavolo, distribuisce i caratteristici bicchierini da Raki, poi prende l'ancor più caratteristica ampolla da Raki e inizia a mescere. Il padre di L. lo ferma con la mano.

- Cardiopaticòs!

si avventura in un improbabile greco improvvisato.

- Cardiopaticòs!

ripete, per essere sicuro che il cameriere abbia compreso che il suo rifiuto è legato solamente a dei problemi di tipo cardiaco.
Il cameriere si produce in un ampio sorriso e fa il gesto di bere direttamente dall'ampolla, poi afferra con fermezza la mano di un confuso padre di L. e la spinge verso il suo petto, e poi sotto la sua camicia nera, aperta a mostrare vello bianco e riccioluto.

La mano del padre di L. tasta, con imbarazzo, una scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi) del baffuto cameriere.

- Aaaah! Hai il pacemaker!

esclama il padre di L., anche lui ora sorridente, gli occhi luccicanti.

Ed è toccante vederlo afferrare il braccio peloso del cameriere e guidare la sua mano dalle dita tozze e cicciotte verso il suo, di petto. Sotto la sua camicia. Verso la sua scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi). Verso il suo pacemaker.

Ed ora se ci fosse un regista inquadrerebbe me e L. che ci asciughiamo, commossi, una furtiva lagrima, mentre i due anziani signori si scambiano sorrisi e affettuose e virili pacche sulle spalle.


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* che ci segue anche quando andiamo in vacanza................

domenica 31 agosto 2014

Vacanza romane

Cari tutti,

il mio babbo non scrive più su questo blog perché al momento è molto impegnato a portarmi a spasso su e giù per l'Europa. Vi mando una cartolina che mi ritrae mentre ascolto con attenzione le procedure di sicurezza prima del decollo da Fiumicino.

Vostra,

                         Tipsy