domenica 1 febbraio 2015

Miracolo italiano

E tutti a dire che Renzi ha fatto il colpo del secolo. La grande manovra politica. Capolavoro di Renzi. Genio. Li ha messi a posto tutti. Eccetera.

L'elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica è stata salutata come un trionfante successo di Renzi.

Consiglio: quando tutti o quasi, in Italia, gridano al miracolo è sempre bene utilizzare il cosiddetto (da me) "approccio descrittivo". Ovvero, fingi di dover spiegare cos'è successo a qualcuno che non ne sappia nulla (per esempio, prendete un marziano che sia appena atterrato con la sua navicella spaziale in Italia, senza aver mai sospettato prima d'ora che la terra fosse abitata).

Bene.

Ecco il grande trionfo, riassunto per il nostro amico marziano, in 3 punti.

1) Renzi è riuscito, cosa mai vista fino ad ora!, a far eleggere un democristiano Presidente della Repubblica. Pazzesco. Non era mai successo fino ad oggi.

2) Renzi è riuscito a fregare, mettere in un angolo, e forse cancellare dalla scena politica il più temibile temibilissimo di tutti gli avversari politici, ovvero un vivace vecchietto settantottenne erotomane e puttaniere, già più volte presidente del consiglio, al momento ai lavori sociali per scontare una condanna per evasione fiscale, interdetto dai pubblici uffici, ma comunque leader di un partito da lui fondato i cui membri provvisti di encefalo funzionante hanno oramai capito che per lui è finita (anche solo per motivi anagrafici).

3) ha ricompattato il PD, ridandogli un senso di identità che sembrava quasi perso. Finalmente il maggior partito del centro sinistra italiano è di nuovo unito, sotto la guida di un devoto ex boy scout cattolico di buona famiglia democristiana.


Scusate ma a me viene da ridere. Anzi no. Non c'è un cazzo da ridere.

Siamo un popolo che ha perso il senso del ridicolo.

venerdì 21 novembre 2014

Ricordi di gravidanza e di feci feline

Se è vero (ed è vero) che le donne incinte devono evitare accuratamente il contatto con le feci feline*, per quale motivo L., incinta di svariati mesi, cercava di immobilizzare il davanti della gatta U., che miagolava isterica e si dimenava come se fosse posseduta, mentre io cercavo di immobilizzarne con una mano il di dietro, completamente sporco di merda, mentre con l'altra, nuda, cercavo di separare la suddetta merda dai suoi lunghi peli bianchi?

Attorno a noi, il parquet dell'appartamento olandese di L. era striato da mefitici arcobaleni marroni. Opera di U., che resasi conto di avere un quintale di merda appiccicata ai peli, aveva cercato di liberarsene sfregando pen bene il culo sul pavimento. E ancora. E ancora E ancora. Frenata dopo frenata. Lunghe arcate marroni che un disperato me inseguiva nel tentativo di acciuffare il felino merdoso.

Alla fine ci siamo arresi.

Portala da un veterinario! ha gridato L., e io ho ubbidito (dopo essermi lavato le mani per circa sette ore).

Le cliniche veterinarie olandesi sono un'esperienza che, almeno una volta nella vita, andrebbe fatta. A Parigi eravamo abituati al nostro mitico veterinario J.-N., un signore di una certa età che riceve in maniche di camicia in un minuscolo e fatiscente ambulatorio, dove lavora solo lui, senza segretarie, assistenti, e via discorrendo. Non puoi nemmeno pagare col bancomat, dal buon J.-N., solo contanti. Tanto c'è una banca dietro l'angolo, mi ha detto una volta.

Invece le cliniche veterinarie olandesi assomigliano a case di cura per V.I.P., con vetrate, arredo moderno, luci scintillanti, e due biondone altissime a ricevere i clienti. Dietro a un sobrio bancone ricoperto di paillettes. Sorridenti, e avvolte in un immacolato camice bianco**.

Mi avvicino al banco della reception, di fronte alla biondona di destra. Fatico a tenere gli occhi aperti, abbagliato dal candore del suo camice. Ho in mano la gabbietta con dentro U., ma è dietro al bancone, e la biondona non la vede.

Vorrei vedere un veterinario, esordisco, sicuro di me. La biondona mi guarda un po' perplessa. Le mia sopracciglia si alzano, in un'espressione interrogativa. Mah..., dice infine la biondona, mah... lei... ha un animale?

E io che sono un genio rispondo, serissimo: naturalmente no, è per me!

Dopo qualche secondo di occhi sbarrati e increduli, entrambe le biondone si mettono a ridere. Ah ah ah che simpatico. Qual è il problema del suo gatto? E non so come, ma trovo una parafrasi inglese educata della frase: "ha il culo pieno di merda vi prego aiutatemi".

Nell'ambulatorio la scena è la seguente. Io e un'assistente della veterinaria teniamo ferma U. che miagola disperata mentre la veterinaria con un enorme rasoio elettrico le rasa tutto il di dietro, essendo quello l'unico modo per liberarsi di quell'impiastro di merda e peli.

Finito il lavoro di rasatura, sadicamente, la veterinaria proclama: devo farle un'ispezione rettale. E prima che io possa esprimere la mia perplessità ficca un dito nel culo di U. che ulula il suo disappunto e scalcia e grida miaaaaaaouw miaaaaaouw!

Poi la veterinaria mi dà un integratore alimentare che dovrebbe aiutare U. a fare la cacca bella soda e compatta e mi invita a tornare dalle biondone per il pagamento.

Sessantatre euro.
What?!?!?
Sessatatre euro, mister.

Lo scontrino è scritto in Dutch, ma riesco a decifrare che i 36 euro dovrebbero essere la tariffa per la visita (quale visita?) e le tre voci da 9 euro l'una dovrebbero essere il prezzo dell'integratore alimentare, della rasatura e del dito nel culo.

Nove euro per un dito nel culo.

Ripeto: nove euro per un dito nel culo.

THE END

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* Per minimizzare il rischio di prendersi la toxoplasmosi, pericolosissima per il feto.
** Sto esagerando, ma non troppo.

domenica 19 ottobre 2014

Dieta dimagrante

S.: "Mi fai vedere le tette?"
L.: "Perché vuoi vedere le mie tette?"
S.: "Voglio vedere il latte!"
L.: "Amore, ma non si vede il latte! Il latte è dentro alle tette..."
S.: "Voglio vedere le tette da dentro, allora"

S. ha 3 anni ed ha appena finito di guardare L. che allatta la Tipsy. Siamo a casa dei genitori di S., in cortile a goderci il sole. Dopo aver guardato le tette di L., S. dice a sua sorella:

"Saltiamo addosso a Manoel!"

e dopo pochi secondi sono tutte e due sopra di me, che me ne stavo fino a poco prima serenamente disteso sull'erba.

S. inizia a tastarmi la pancia. Mette le due manine ai lati del mio ombelico e spinge. Poi rilascia la pressione. Poi spinge.

Fa così tre o quattro volte e poi mi guarda, perplessa, e dice:

"Perché hai le tette così in basso?"




domenica 14 settembre 2014

Biberon

Il primo biberon non si scorda mai.

Specialmente se non ci si è organizzati bene.

Fino ad ora la Tipsy si è nutrita solo ed esclusivamente di latte materno prelevato direttamente alla sorgente: la tetta di L., madre esemplare e gran schianto di donna.

Solo che L. più o meno dal secondo mese di gravidanza ha iniziato ad avere attacchi di panico al solo pensiero del "distacco" della Tipsy dal suo seno. Lei vorrebbe allattarla. Sempre. Fino almeno alla terza liceo.

Quindi è chiaro che ogni qualvolta si parlasse di tiralatte, svezzamento, pappine omogeneizzate e compagnia bella, L., scaltrissima, riusciva sempre a cambiar discorso.

Partiamo quindi per Creta (dove siamo tuttora) perché L. aveva questa conferenza, e io la seguivo in veste di baby sitter certificato. C'è da dire che L., prima di partire, aveva noleggiato un sofisticatissimo tiralatte elettrico, che è stato messo in valigia senza mai esser stato provato una volta che fosse una. Se ne parlava a malapena, del tiralatte. Era una specie di coperta di Linus, un talismano caccia spiriti maligni, un ferro di cavallo, insomma avete capito.

Al mattino del primo giorno della conferenza L. si sveglia isterica come non mai, nutre la creatura e poi installa il sofisticatissimo tiralatte elettrico, se lo attacca alle poppe e inizia a bestemmiare contro Iddio e la Sacra Vergin Maria: "Non funziona questo affare non funziona cazzo cazzo cazzo!!!", accompagnata da un ritmico CIUNF-CIUNF-CIUNF-CIUNF che esce da uno scatolozzo nero al cui sono attaccati due fili bianco-traslucidi che terminano in due bottigliette le cui estremità a forma di pompetta sono appiccicate alle tette di L. e le strizzano ritmicamente, una volta ogni CIUNF. E le madonne e gli iddii crescono in un climax che sfocia nel conclusivo "ODDIO FORSE NON HO PIU' LATTE!!!!!!!!!!".

Fortunatamente sono le 6 del mattino e quindi c'è tempo per bestemmiare a dovere. Disperarsi. Bestemmiare ancora un poco e poi rimettersi a letto.

Attorno alle 8 vengo svegliato da un rumore oramai familiare. CIUNF-CIUNF-CIUNF-CIUNF! Mi rigiro nel letto senza capire. Mi appisolo.

Verso le 9 mi sveglio, la Tipsy dorme beata e L. stringe in mano una bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di freschissimo latte materno. Appena munto.

"Lo metto in frigo e scappo che è tardissimo!", e fugge alla conferenza dove, invece di ascoltare con interesse i vari relatori sta tutto il tempo su Skype a smessaggiarmi "ALLORA? COME VA'? BEVE? FUNZIONA?".

Io non me la passo di certo meglio. La Tispy si è svegliata e urla come una scimmia del Borneo, reclamando la sua poppata. La prendo in braccio, cerco di tranquillizzarla (senza alcun successo) mentre con la mano libera estraggo dal frigorifero la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno. Svito il tappo e lo sostituisco con una tettarella. Il più è fatto, mi dico.

Sono pronto!

E un po' emozionato.

"Allora io vado!" scrivo a L. su Skype.

"FERMOOOOO!!!!!!!! FEEERMOOOOOO!!!!! NON GLIE LO DARAI FREDDO????????"

Ostia.

Google: "latte materno biberon temperatura". Enter. E mi si apre un mondo.

L'ideale sarebbe a temperatura ambiente. La Tipsy urla come se la stessi smembrando a colpi di scure e la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno che stringo in mano è freddissima.

Grazie a Dio abbiamo avuto la provvida idea di affittare un appartamento qui a Creta. Quindi mi scaglio verso la cucina e cerco a casaccio. La prima cosa che trovo è una pentola dalla capienza di circa ottomila litri. Mentre la Tipsy, oramai integralmente paonazza, grida a pieni polmoni la sua rabbia verso questo schifo di mondo io riempio la pentola, probabilmente mettendo in ginocchio il sistema di irrigazione dei campi di mezza isola, e la metto sul fuoco (la pentola, non la Tipsy).

Aspetto che l'acqua si riscaldi, piacevolmente intrattenuto da una lattante infuriata che si dimena e scalcia e grida e vuole la sua tetta e la vuole ADESSO.

Butto l'occhio su google e leggo anche che, "una volta tirato fuori dal frigorifero, il latte materno andrebbe consumato entro mezz'ora".

E giù con un rosario di bestemmie che si mescola alle urla disperate di una povera creatura affamata. Quando l'ho tirato fuori? Quando??? Quando?????

Metto il fornello a palla e immergo la bottiglietta contenente millilitri centoventicinque di latte materno.

"...fate però attenzione a non riscaldarlo troppo per non alterarne le proprietà nutritive..."

MA CAZZO CAZZO CAZZO E CAZZO!!!!!!

CAAAAAAZZOOOOOOO!!!!!!

Tolgo la bottiglietta ecc ecc dalla pentola, chiedendomi come mai non sia ancora arrivata la polizia. Delle due l'una: o tutti gli abitanti del villaggio nell'arco di 1 km sono sordi, oppure sono abituati a stragi violentissime e cruente carneficine e quindi non si curano di mezz'ora di urla lancinanti e assordanti.

Ho la bottiglietta coi centoventicinque millilitri in mano.

La bottiglietta è calda.

E il latte dentro?

"Versatene una goccia su una mano. Se non senti niente è alla temperatura giusta!" mi dice L. su Skype "ma la Tipsy piange?".
"Ma no amore! Figurati! Sta leggendo il giornale...".

Mi verso qualche goccia sul dorso della mano. Mah. Mi pare vada bene.

"Allora io vado!" dico trionfante (e sconvolto) a L. su Skype.

"Vai!".

La prima mossa è facile. La bocca della Tipsy è spalancata. Si vede l'ugola tremolare mentre si produce in urli che al confronto Pavarotti era uno smidollato con poco fiato. La bocca spalancata occupa circa il 95% della faccia della Tipsy, ed è un giochetto da ragazzi infilarle dentro la tettarella di cm 0.5.

Però poi com'è che si comunica alla Tipsy il fatto che dovrebbe chiudere la bocca e iniziare la suzione?

Grida e urli, colore che dal viola passa al blu. La Tipsy ha proprio fame.

Ah. Mi son dimenticati di dirvi che da circa 15 minuti sto sudando come uno che abbia appena terminato la maratona di Nuova York senza farla precedere da alcuna preparazione atletica. Gocce di sudore paterno si riversano copiose sulla faccia blu della Tipsy, che non se ne cura e continua con le urla.

Provo a mungere con le mani il biberon e spruzzare preziose gocce di latte materno tra le fauci della lattante inferocita, non sortendo alcun effetto che non sia un rinvigorirsi delle grida.

Provo a infilarle la tettarella in bocca nei rari attimi in cui la Tipsy riprende fiato prima di lanciarsi in nuove, mirabolanti litanie di lamenti.

Niente da fare. La Tipsy non sa che farsene di un biberon. Vuole una tetta.

Il volto disperato della Tipsy è oramai rigato da lacrime miste a sudore paterno.

Uno schifo.

Poi non so come, ma all'improvviso capisce il meccanismo. E si placa come se nulla fosse successo. E io la guardo, volto e capelli sconvolti e sudatissimi, mentre in 40 secondi finisce il biberon.

Poi fa un sonoro rutto e si addormenta. Beata.

sabato 13 settembre 2014

Cardiopatici di tutto il mondo unitevi

Ambientazione: taverna tradizionale cretese. Nessuno tranne noi parla una parola di inglese, ne' tantomeno qualsiasi altra lingua che non sia il greco.

Personaggi: la Tipsy, L., il babbo di L.* e il sottoscritto, Manoel O. Dias.


Insomma qua a Creta, dove siamo più o meno in vacanza, alla fine di ogni cena arriva il cameriere e porta il dessert offerto dalla casa. Il dessert è invariabilmente accompagnato dal Raki, una specie di versione greca della grappa, solo molto più cattiva.

Il cameriere, baffoni e capelli bianchi, si avvicina al tavolo, distribuisce i caratteristici bicchierini da Raki, poi prende l'ancor più caratteristica ampolla da Raki e inizia a mescere. Il padre di L. lo ferma con la mano.

- Cardiopaticòs!

si avventura in un improbabile greco improvvisato.

- Cardiopaticòs!

ripete, per essere sicuro che il cameriere abbia compreso che il suo rifiuto è legato solamente a dei problemi di tipo cardiaco.
Il cameriere si produce in un ampio sorriso e fa il gesto di bere direttamente dall'ampolla, poi afferra con fermezza la mano di un confuso padre di L. e la spinge verso il suo petto, e poi sotto la sua camicia nera, aperta a mostrare vello bianco e riccioluto.

La mano del padre di L. tasta, con imbarazzo, una scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi) del baffuto cameriere.

- Aaaah! Hai il pacemaker!

esclama il padre di L., anche lui ora sorridente, gli occhi luccicanti.

Ed è toccante vederlo afferrare il braccio peloso del cameriere e guidare la sua mano dalle dita tozze e cicciotte verso il suo, di petto. Sotto la sua camicia. Verso la sua scatoletta sottocutanea impiantata nel petto (sulla sinistra, per essere precisi). Verso il suo pacemaker.

Ed ora se ci fosse un regista inquadrerebbe me e L. che ci asciughiamo, commossi, una furtiva lagrima, mentre i due anziani signori si scambiano sorrisi e affettuose e virili pacche sulle spalle.


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* che ci segue anche quando andiamo in vacanza................

domenica 31 agosto 2014

Vacanza romane

Cari tutti,

il mio babbo non scrive più su questo blog perché al momento è molto impegnato a portarmi a spasso su e giù per l'Europa. Vi mando una cartolina che mi ritrae mentre ascolto con attenzione le procedure di sicurezza prima del decollo da Fiumicino.

Vostra,

                         Tipsy




venerdì 8 agosto 2014

Tipsy the traveler

Ora. Non è che io voglia pavoneggiarmi. O vantarmi. (Vanesio!) Di cose che. In fondo. Forse son normali.

Ma tra tre giorni partiamo per le vacanze. Prima Italia (le Puglie) e poi Grecia (Creta).

E siccome la Tipsy è nata nei Paesi Bassi ed ora vive a Parigi, vuol dire che al compimento del suo quarto mese di vita avrà già visitato quattro nazioni.

Quattro nazioni in quattro mesi.

Pazzesco.

(Io per uscire dall'Italia ci ho messo 19 anni, per dire...).

Sto già pensando a come fare a incastrare una quinta nazione al quinto mese.

Ma la vedo dura.

Buone vacanze a tutti.

sabato 21 giugno 2014

Tipsy

Giovedì 8 maggio 2014, ore 20 circa

"Comunque non c'è fretta" dice L., e io corro alla cassa e impilo sul rullo rullante tutti gli acquisti acquistati. Pago con la carta, per fare più in fretta. Poi corro a casa.

Il libro The birth partner, che mi sono studiato durante questi nove mesi di gravidanza per arrivare preparato e consapevole al momento del parto, a un certo punto dice che i segni premonitori del travaglio imminente includono anche:
Non-progressing contractions - that is, contractions that continue without changing; they do not become longer, stronger, and closer together over a period of time. They sometimes last for hours and then subside before picking up again. These are pre-labor, or Braxton-Hicks, contractions. (see "False Labor, or Prelabor," page 49, and "Timing Contractions," page 53).
Dopodiché, spiega il libro, le contrazioni iniziano a divenire più intense, più lunghe e più ravvicinate. Siccome la faccenda di solito è piuttosto lunga (il prelabor può durare anche 24 ore, per dire...), le ostetriche che hanno seguito L. durante la gravidanza ci avevano istruito  di chiamarle non appena (traduco a braccio* dal loro libretto informativo):
le contrazioni siano dolorose, si ripetano a intervalli regolari di 5 minuti e durino almeno un minuto per un'ora consecutiva.
Se io mi ero limitato a leggere un solo libro sul parto, L. ne aveva letti circa un milione, e quindi ci sentivamo preparatissimi. Non dico invincibili, ma quasi. Padroneggiavamo alla perfezione la teoria del travaglio e del parto. Sapevamo tutto.

Arrivo a casa e la situazione è la seguente: L. avverte contrazioni non dolorose, o leggerissimamente dolorose, spaziate di 2 o 3 minuti e della durata di 30-40 secondi.

Scambio di sguardi perplessi.

Ma cos'è 'sta roba?
Boh...
Fanno male?
Ma no... Poco. Poco o niente...
Cronometriamole un altro po'...
...
...
...
...
Niente, sempre uguale... 40 secondi ogni 2-3 minuti...
Quindi?
Cos'è 'sta roba?
Boh...
Ma 'sta storia dei 5 minuti di intervallo?
Boh...
Ci hanno mentito... Le midwife ci hanno mentito...
Ma noooo...
Maledette...

Eccetera.

E capiamo che i nove mesi di studio matto e disperatissimo che stavano oramai volgendo al termine non ci sarebbero serviti proprio a niente.

Decidiamo quindi di chiamare l'ostetrica, che dopo una mezz'oretta arriva e visita L.


Breve riassunto in cui Manoel vi spiega come avviene il parto

Come tutti voi saprete, il parto si compie attraverso diversi stadi. Dapprima la cervice si assottiglia gradualmente, fino a diventare sottilissima. Poi si apre e inizia a dilatarsi. Centimetro per centimetro. Fino alla dilatazione completa che sono 10 centimetri. A quel punto c'è abbastanza spazio per fare uscire il bambinello o la bambinella.

Secondo The birth partner, la durata tipica dei vari stadi di dilatazione è la seguente:

  • fino a 3 o 4 cm di dilatazione: da qualche ora a 20 ore;
  • dilatazione dai 3 ai 5 cm: da 2 a 4 ore, talvolta di più; 
  • dai 5 agli 8 o 9 cm: molto veloce, dai 20 minuti alle 3 ore;
  • transizione (dalla fase di dilatazione alla nascita): da 15 minuti a un paio d'ore;
  • la nascita: da 15 minuti a più di 3 ore.

Giovedì 8 maggio 2014, ore 22 circa

La midwife si chiama Ans. E' alta, bionda, un'aria un po' altera, sdegnosa, distaccata. La meno simpatica tra tutte le ostetriche del centro che aveva seguito L. durante la gravidanza.

Ans è seduta sul letto e guarda assorta un punto molto lontano, in alto a destra davanti a lei. Poi toglie le dita dalla vagina di L. e dice che la cervice è ancora chiusa e spessa. In altre parole, siamo ancora prima della prima fase dell'elenco che avete appena letto qui sopra.

Probabilmente è stato un falso allarme. Il parto è ancora molto lontano, dice, e poi, rivolta a L., aggiunge: cerca di riposarti e dormire questa notte.

Saluta, sorride, e se ne va.

Un minuto dopo L. si contorce sul letto in preda a contrazioni dolorosissime. Dopo la visita della midwife (cioè un minuto prima) avevamo deciso di non cronometrare più gli intervalli tra una contrazione e l'altra, ma io un'occhiata all'orologio la do, e la situazione è la seguente: le contrazioni, ora dolorosissime, durano 30-40 secondi e sono intervallate da praticamente niente. Davvero niente. Pochi secondi.

Non capiamo cosa stia succedendo.

L. nei pochi secondi di pausa tra le contrazioni dice che se continua così per 20 ore lei non ce la fa. Mi sento svenire e mi viene da vomitare a ogni contrazione, dice, così non ce la faccio...

Chiamiamo quindi per una seconda volta Ans che, probabilmente levando gli occhi al cielo e scuotendo la testa ci dice: è impossibile che sia successo qualcosa. Ero lì poco fa e la cervice era chiusa e spessa. C'è ancora tanta strada da fare prima del parto.

E per il dolore lancinante durante le contrazioni?

Doccia bollente.

Riaggancio e siamo motlo molto perplessi.

L. si infila sotto la doccia e il box si appanna tutto. Io me ne sto lì fuori, inutile e pensoso. Tra i fumi del vapore, le chiedo come va'. Meglio, dice L., poco convinta.

Poi esce, fa la pipì e si accorge che sta perdendo sangue.

Al quarto quadretto di carta igienica che riemerge completamente rosso di sangue ri-ri-chiamiamo Ans.

Che un po' controvoglia dice: ok, arrivo. Non buttare la carta igienica sporca di sangue, aggiunge, così capisco meglio la situazione.

Ans arriva verso mezzanotte. Entra subito in bagno e esamina la tazza del cesso, non sciacquonata, dov'erano raccolti i pezzi di carta igienica rossi di sangue.

Mi guarda con un sorriso indulgente. Non è niente, è normale perdere un po' di sangue, sorride un po' tirata.

Poi si siede sul letto, tra le gambe di L. che giace distrutta. Le infila le dita dentro e il suo sorriso serafico si incrina. Sgrana gli occhi. Non dice niente per qualche secondo e poi.

"This. Is. Unbelievable..."

Le mie sopracciglia si alzano, accompagnate all'unisono da quelle di L., e Ans si ritrova addosso i nostri 4 occhi.

"You are dilated 6 cm! Unbelievable. This is unbelievable... We go to the hospital. Now!".

Frenetici preparativi. Ans chiama l'ospedale, composta ma senza perdere tempo. Io vado a prendere la valigia già pronta e il seggiolino da auto per il ritorno a casa, mentre L. si alza dal letto e, un po' stordita cerca di mettersi qualcosa addosso. Mette una giacca sopra al pigiama. E' scalza, e Ans le dice "mettiti le ciabatte più comode! dobbiamo andare subito!". L. esita e allora Ans prende la mie ciabatte, regalo di una zia dai gusti altalenanti, ciabatte morbidose e grandi come zattere, la destra porta il disegno di un orrido cane di qualche film Disney, e la sinistra reca la scritta Pongo, presumibilmente il nome del suddetto orrido cane Disneyano. Sono ciabatte di indubbia ed esagerata bruttezza.

Ed è qui che viene fuori la classe. L'indiscussa eleganza. Il fiero, intransigente portamento di L.

No. Io quelle ciabatte non me le metto!

E mentre Ans se ne sta lì, Pongo in una mano e sguardo interrogativo, L. cerca, trova, e calza delle ciabatte tinta unita, giallo chiaro, sobrie, decisamente più consone all'occasione.

Vado a prendere la mia macchina, dice Ans e corre giù, mentre io e L. la seguiamo, lentamente, lentissimamente, interrotti a ogni gradino da contrazioni.

Da quel momento in poi, Ans non riesce più a starmi antipatica. Diventa la persona che farà nascere la Tipsy, la nostra Tipsy. Non sbaglierà nulla, nemmeno i dettagli, nemmeno gli sguardi, le distanze, gli spazi, i silenzi. E io le voglio già un po' bene.


Venerdì 9 maggio 2014, ore 0.20 circa

Io e L. usciamo in strada. E da qui in poi sarà come essere in una puntata di ER - Medici in prima linea.

Si sente un clacson vociare, lungo e ripetuto. Abitiamo vicini a una popolare venue per concerti, e c'è spesso movimento in strada. Un idiota ubriaco barcolla in mezzo alla strada. Ans lo spinge a bordo carreggiata a colpi furenti di clacson, poi indietreggia in spericolata retromarcia fino a noi.

Saliamo in macchina e L. urla e si contorce a ogni contrazione. Ans e io cerchiamo di tranquillizzarla, con pochissimo successo.

Sento la testa! Sento la testa! Aaaaaaaah!

Fortunatamente l'ospedale è vicino al centro. Entriamo nel parcheggio, e Ans ferma la macchina più vicino possibile all'ingresso, scende e corre via, lasciando la porta spalancata. Scendete!, intima decisa e sicura. Scendiamo e la vediamo ritornare di corsa spingendo una sedia a rotelle.

Corridoio d'ospedale. Lungo corridoio d'ospedale. Visto esattamente di fronte. In fondo c'è una porta, chiusa, su cui si stringe piano piano l'inquadratura. La musica di sottofondo è quella di ER - Medici in prima linea.

La porta si spalanca con un wump! improvviso. Sulla sinistra un'alta e magra signora bionda corre, spingendo una sedia a rotelle dove siede, tra urla e contorsioni, una donna panciuta chiaramente agli sgoccioli di una gravidanza. Al loro fianco, più a destra, un uomo affannato e spettinato, corre ansimando, tirandosi dietro un trolley saltellante e un seggiolino da auto.

La donna sulla sedia a rotelle urla disperata Esce! Esce! Esce!!!

Siamo noi.

Arriviamo nella stanza dove ci aspetta Eveline, l'infermiera, che aiuta Ans a stendere L. sul letto. Un'occhiata all'orologio, Eveline scrive sul referto alla voce "ora del ricovero", 0:35. Mezzanotte e trentacinque.

Now it is very important that you listen to me, L., and that you do what I tell you to do, ok?

Ans è ferma e allo stesso tempo gentile, quasi dolce.

L. grida come una pazza indemoniata, ma una pazza indemoniata di classe. Un'indemoniata elegante.

Push!!!

E qui, sarà la suggestione data dalla circostanze diciamo eccezionali, sarà l'alterazione romanzante del ricordo di un evento primo e unico, sarà quel che sarà ma io credo proprio di aver sentito un Plop!, e di aver visto una testolina piena di capelli scuri sbucare all'improvviso tra la gambe aperte di una L. ululante.

Push!!!

E qui un secondo Plop! ed eccoti la Tipsy tra le braccia di Ans. Tutta intera. E' letteralmente saltata tra le braccia di Ans, una funambolica propulsione espulsiva l'ha sparata tra le braccia di Ans. E' di color grigio topo morto. Ma non faccio nemmeno in tempo a preoccuparmene che inizia a piangere e come per magia diventa tutta rosa. Tutta quanta rosa.

Eveline dà un'occhiata all'orologio e sotto la scritta: "ora del ricovero: 0.35" aggiunge: "ora della nascita: 0.47". Mezzanotte e quarantasette. Dodici minuti.

Faccio questo lavoro da più di vent'anni e non ho mai visto un parto primiparo così veloce, dice Ans, sorridendo, mentre Eveline annuisce e conferma.

E' record del mondo. Abbiamo infranto il record del mondo.

E' normale?, chiede L. guardando la Tipsy. Ha già recuperato il controllo di se e sembra si sia appena svegliata da un pisolino della domenica pomeriggio. Se la mia identità non dovesse essere tenuta segreta per ragioni di sicurezza nazionale posterei qui la foto che le ho fatto 10 secondi dopo il parto. Uno schianto.

Ma certo che è normale!, dice Ans. Le appoggia la Tipsy sul petto, lei smette istantaneamente di piangere e, senza che nessuno le abbia ancora spiegato niente, si mette a cercare la tetta con la bocca.

Bene.

Ho assistito al parto. Ero di fianco a L. quando ha sparato fuori la Tipsy. Ho tagliato io il cordone ombelicale, ho guardato e anche toccato la placenta, eccetera eccetera. Insomma, ho fatto anche tutte quelle cosa schifose post parto che i neo padri devono fare se vogliono dimostrare (o perlomeno fingere) di non essere dei veri cacasotto.


Venerdì 9 maggio, mattino.

Siamo davanti all'ospedale. Tutti e tre. Aspettiamo il taxi che ci porterà a casa. E io e L. siamo pronti a tutti gli errori che, in quanto genitori, saremo tenuti a compiere per aiutare la Tipsy a capire com'è che si fa.



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* Sì, certo, a braccio...


domenica 15 giugno 2014

Irragionevole ottimismo

Il post di questa mattina era, oggettivamente, un post irragionevolmente ottimista.

E quindi è stato decisamente indimenticabile arrivare a Santa Maria Maggiore e trovare Midori immobile sul marciapiede con in mano un cartello con scritto "Manoel O. Dias". Dall'altro lato della piazza Alex V. scrutava l'orizzonte, con gli occhi aguzzi.

Ecco. Quando succedono queste cose uno non puo' fare a meno di pensare che il mondo sia proprio un bel posto dove vivere.

O no?

I prossimi obiettivi sono una ceretta in un centro benessere di Bangkok in compagnia di Natalia Pi e una nottata in un laido night club a fare da spalla agli indiscriminati approcci amorosi di PuroNanoVergine.


Catch me if you can

Oggi alle ore 11 circa Manoel arriverà alla stazione Roma Termini. Camminerà trascinando il suo trolley verde per via Cavour, fino a Santa Maria Maggiore. Li devierà per via Urbana, che percorrerà tutta. Se possibile farà shopping. O si fermerà in un bar. Passerà accanto alla basilica di San Pietro in Vincoli, e proseguirà fino al Colosseo. A causa del caldo, ha deciso di indossare dei calzoncini corti grigi. Passato il Colosseo imboccherà via San Gregorio. Poi tutto dritto dritto fino alla stazione di Piramide, dove prenderà il trenino per l'aeroporto. Questo dovrebbe avvenire verso le 15 circa.

Quindi tutto con grande calma.